Marco Pastorini | piscologo e sessuologo a Genova, Acqui Terme e Novi Ligure

Il lavoro di psicologo in un reparto ospedaliero mi ha spinto a cercare di avvicinare la sofferenza psicologica a partire dal corpo e dai segnali che esso manda.

Il corpo e le sue funzioni: mangiare, dormire, evacuare, il corpo nella relazione con gli altri, nelle modalità di esprimere affetti e insoddisfazioni, il corpo e la sessualità, il corpo nella sofferenza. Il corpo è la vita, e lo psicologo si occupa della vita, nelle sue più diverse forme.

Il corpo rappresenta una cornice di esperienze e di significati molteplici e spesso oscuri e sottovalutati.

Il nostro corpo è il canale esperienziale principale, quell’entità che ci fornisce segnali fondamentali per l’equilibrio: piacere, dolore, pieno, vuoto, benessere, malessere.

Il corpo rappresenta un teatro in cui emergono le emozioni, in cui la storia personale si sviluppa e si articola e talvolta si incaglia in sintomi che diventano abitudini, malesseri, dolori.

I sintomi rappresentano il miglior modo in cui riusciamo ad affrontare una situazione difficile e complessa. Rappresentano un punto di equilibrio costoso, ma necessario, in cui la sofferenza viene accettata come “il male minore”. Tanto che, alla lunga, diventa un abitudine, un sottofondo faticoso ma irrinunciabile.

Il malessere psicologico ha sempre un correlato corporeo: si altera la qualità e il ritmo del sonno, la modalità di alimentarsi e il rapporto con il cibo, la funzionalità intestinale, l’attività sessuale. Possono esserci specifiche alterazioni nella respirazione, nella deglutizione, problemi dermatologici e molto altro ancora.

Perché questo succede? Perché il sintomo consente di raggiungere un equilibrio a scapito di un vissuto emozionale pieno e consapevole. Se la rabbia, la tristezza, la noia, la paura e la gamma delle emozioni in genere, non viene sperimentata, riconosciuta e elaborata, ma giudicata e repressa, il nostro corpo reagisce e assume una posizione che, nel tempo, crea malessere.

E le emozioni segnalano il modo in cui stiamo con gli altri.

La psicoterapia, per funzionare, si deve orientare a sviluppare la consapevolezza del corpo attraverso il riconoscimento delle sensazioni e delle emozioni che emergono nelle relazioni con gli altri.

La psicoterapia, per aiutare, deve sviluppare un diverso rapporto dell’individuo con i propri pensieri e con il proprio corpo e le emozioni, deve provare a favorire l’accettazione del qui ed ora come punto di partenza per un cambiamento possibile.

La psicoterapia è una palestra in cui sperimentarsi nella relazione con l’altro in sicurezza. Un percorso guidato per lo sviluppo della conoscenza di sé.

REGOLE MINIME DI SOPRAVVIVENZA ALIMENTARE PER PERSONE AFFETTE DA FAME NERVOSA

29 Dic
dicembre 29, 2015

REGOLE MINIME DI SOPRAVVIVENZA ALIMENTARE PER PERSONE AFFETTE DA FAME NERVOSA

Cos’è la fame nervosa?

Possiamo provare a definirla come un comportamento inadeguato (dal punto di vista della salute sia fisica che psicologica) determinato da un bisogno intenso e urgente in persone altrimenti razionali e sensate.

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La fame nervosa ha una soluzione semplice? certo che no! essendo un comportamento che ha motivazioni e significati importanti, anche se difficilmente evidenti per chi lo attua, non ha una soluzione semplice….ma poichè spesso è prodotto di una routine cui difficilmente si pone attenzione, può essere interessante un elenco di suggerimenti per la vita quotidiana.

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Fare la spesa
1. prima di fare la spesa fatti una lista dei cibi da acquistare e cerca di non deviare da quel che hai scritto. Cerca di non farti tentare dalle promozioni e dalle offerte in campo alimentare
2. cerca di non farti tentare da confezioni extra large
3. evita gli assaggi gratuiti nei negozi, nelle fiere o nei centri commerciali
4. al supermercato fai la spesa con la sporta o la borsa (se la devi reggere ci metti meno roba!) o con un cesto piccolo. Se puoi evita il carrello perchè un grande spazio che non ha peso tende ad essere riempito (solitamente con oggetti di scarsa utilità….se non segui il punto 1)

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L’aperitivo
1. bevi un analcolico
2. fatti un piattino con i cibi che hai scelto e mangia solo quello. Se il locale non prevede piattini…raccogli gli appetizer su un tovagliolino
nb. l’aperitivo è un’occasione per parlare, non per mangiare
nb bis. creati un contesto personale (piattino o tovagliolino). E’ più facile controllare quello che hai nel piattino che l’intero buffet!
Gestione delle quantità e dei pasti
1. non mangiare tutto ciò che c’è nel piatto, ma prova a decidere in anticipo la porzione giusta
2. quando prepari un pasto decidi qual’è la porzione giusta per ogni commensale. Non usare il pacco intero automaticamente
3. serviti una sola volta
4. decidi la quantità di cibo che ti servirai e attieniti a quella

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Gestione delle scorte
1. elimina l’acquisto frequente ed abituale di “cibi tentatori” (evita, se puoi, di trovare la scusa “vengono i nipoti” oppure “non li compro per me, ma per i figli” oppure “non posso avere ospiti e non ho nulla da offrire”)
2. evita di comprare “cibi tentatori” per occasioni non ben definite
3. Cerca di stoccare i “cibi tentatori” in zone della casa di non facile accesso (dispensa, cantina, garage)
4. mantieni snack free alcuni luoghi “a rischio”: la postazione di lavoro, il cassetto dell’auto
nb: “cibi tentatori” sono cioccolata (nelle diverse forme, spalmabile, a stecca, cioccolatini), snack dolci o salati, patatine, caramelle, biscotti, arachidi, noccioline, pistacchi, gelato, grissini, taralli, focaccia….tutto ciò che coniuga calorie in eccesso, facilità di assunzione, intensità di gusto, ridotta capacità di saziare.

Situazioni inattese di esposizione al cibo e alimentazione soprapensiero
1. cerca di non mangiare o di non avvicinare cibo alle labbra solo perchè è disponibile o avanza
2. non mangiare direttamente dal frigo o dalla dispensa
3. non mangiucchiare mentre cucini (con la scusa di dover assaggiare se è giusto di sale…)
4. non mangiucchiare mentre ti prepari un panino
5. quando mangi un cibo accattivante e tentatore, cerca di determinare in anticipo la quantità giusta, attieniti a quella e riponi quel che resta in un luogo di difficile accesso (ciò non vuol dire che te lo devi nascondere, è sufficiente che non sia a portata di mano)
6. cerca di evitare di mangiare pane o grissini durante i pasti principali
7. evita di mangiare gli avanzi tuoi e altrui (con buona pace della regola della nonna che voleva il “piatto pulito”)
8. prova ad abituarti a lasciare sempre qualcosa nel piatto (sempre con buona pace della regola della nonna che voleva il “piatto pulito”).

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Il rischio è…..Mangiare senza pensare
1. limita l’assunzione di cibo ai pasti principali e riduci gli spuntini a due/tre al giorno
2. evita di mangiare mentre guardi la TV, leggi o guidi l’auto
3. evita di mangiare durante attività connesse al lavoro (mentre sei al pc, durante una riunione o una telefonata)
4. prenditi almeno 20 minuti per i pasti principali
5. cerca di avvertire la sensazione di sazietà e prova a fermarti quando la percepisci
6. smetti di mangiare quando ti senti sazio e soddisfatto, anche se non hai ancora terminato il piatto.

Mangiare fuori o al fast-food
1. scegli in anticipo tipo e porzione di ciò che mangerai
2. ordina al massimo due piatti oppure condividine uno o più con qualcun’altro
3. se c’è la possibilità di scegliere tra tipologia di porzioni, scegli la più piccola
4. se il pasto è a buffet, scegli il piatto più piccolo…ne mangerai comunque un piatto

(per approfondimenti: Maartje P. Poelman, Emely de Vet, Elizabeth Velema, Jacob C. Seidell, Ingrid H.M. Steenhuis Behavioural strategies to control the amount of food selected and consumed Appetite 72 (2014) 156–165).

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0195666313003978

 

 

Lo stress tentatore: perchè perdiamo il controllo quando siamo sotto stress

22 Dic
dicembre 22, 2015

Ieri ho ricevuto una telefonata. Mi hanno detto una cosa che mi ha colpito, ma non c’era nulla di immediatamente pericoloso. Improvvisamente ho iniziato a pensare che da quell’evento sarebbe potuta avvenire una tragedia, avrei potuto perdere il lavoro e miei affetti. Ho sentito un vuoto enorme dentro. Per la prima volta dopo tanto tempo mi è venuta voglia di riempirmi, di mangiare.stresspc

Perchè mangiamo se siamo stressati?

Perchè il cibo rappresenta una buona soluzione quando siamo arrabbiati o tesi o sotto pressione?

Perchè questo succede anche quando, pur non essendo ancora successo nulla, il nostro cervello “vede” già che la situazione sarà catastrofica?

Una ricerca dell’università di Zurigo* pubblicata da Neuron affronta il tema in maniera creativa e fornisce ipotesi di significato.

I ricercatori hanno sottoposto alcune persone ad uno stimolo stressante (immergere la mano in acqua ghiacciata) mentre ad altre è stato presentato uno stimolo neutro. Subito dopo è stato chiesto quale cibo volevano consumare a fine esperimento.

Non tanto sorprendentemente “gli stressati” hanno operato scelte a favore di cibi meno sani e più saporiti: all’aumentare del cortisolo in circolo (che segnala l’intensità dello stress), maggiore è la propensione per cibi stuzzicanti, piacevoli, gustosi.

Perchè questo succede? l’ipotesi dei ricercatori fa riferimento ad aspetti evolutivi e pone l’accento sul fatto che quando siamo sotto stress la nostra attenzione è focalizzata sul presente, sulla necessità di tollerare una situazione critica (a livello fisico o psicologico). L’autocontrollo, quella funzione che ci permette di posticipare la gratificazione e di pianificare a medio lungo termine una strategia comportamentale, viene meno poichè è prioritario gestire l’emergenza del presente. E allora il cibo sembra rappresentare un ottimo “doping” per stare nello stress e superare la difficoltà con il necessario sangue freddo.

Se poi teniamo presente che lo stress è “un attivazione psicofisiologica di fronte ad un pericolo reale o presunto” ecco spiegato come mai, anche se la situazione non è ancora catastrofica, spesso la viviamo come tale grazie ad un susseguirsi di pensieri che concorrono a disegnare la tragedia temuta.

Come fare?

Spesso, come ricorda Bruno Bara citando un maestro zen, disegnamo una tigre e ne abbiamo paura.

Spesso, quindi, il nostro cervello tende a catastrofizzare (un evento, un gesto, un tono di voce, una notizia) e la reazione di stress non fa altro che amplificare la paura che ci risuona nella testa.

Un bel respiro, uno stacco dalla situazione contingente, ci permette di guardare le cose dalla giusta distanza e di operare in una maniera meno rischiosa (soprattutto per noi).

Non c’è nulla, almeno nella vita quotidiana della maggior parte della gente, che non possa essere ritardato di quei pochi istanti necessari a prendere un respiro prima di agire. Il guaio è che non ci siamo abituati.

 

 

 

*Acute Stress Impairs Self-Control in Goal-Directed Choice by Altering Multiple Functional Connections within the Brain’s Decision Circuits

Silvia U. Maier, Aidan B. Makwana, Todd A. Hare
Neuron, Vol. 87, Issue 3, p621–631
Published in issue: August 05, 2015

La chirurgia bariatrica

21 Nov
novembre 21, 2015

lap sleeve

Vista da fuori, la scelta della chirurgia bariatrica per affrontare l’obesità, può sembrare una scorciatoia.
Da un punto di vista medico, la chirurgia bariatrica è la soluzione che garantisce i risultati migliori per l’obesità grave.
Dal punto di vista del paziente, la chirurgia bariatrica rappresenta un orizzonte che, al tempo stesso, alletta e spaventa. Può essere la soluzione definitiva dopo anni di ricerche e tentativi, ma è pur sempre un intervento chirurgico, che richiede un iter di preparazione, un ricovero, l’anestesia generale, un periodo di convalescenza e rialimentazione.
Per certi versi la chirurgia bariatrica obbliga la persona obesa a guardare in faccia la propria condizione patologica, a non sottovalutarne gli effetti a lungo termine sulla salute, a considerarne la complessità medica. Dal vertice opposto, l’opzione bariatrica rischia di essere interpretata come una bacchetta magica, come la soluzione che elimina il senso di fame, che finalmente mi consentirà di diventare come ho sempre sognato e non sono mai stato.
Quel che è certo è che la chirurgia bariatrica è una cosa seria. E’ un’esperienza che segna la storia di una persona obesa; è una possibilità che va valutata, considerata, inserita con attenzione e competenza nel percorso di cura.
Un intervento di chirurgia bariatrica rientra nella prevenzione terziaria che consente di gestire adeguatamente una malattia già esistente, di solito cronica, per prevenire un’ulteriore perdita funzionale. Il trattamento della malattia é aumentato mediante l’impiego di pratiche, linee guida e protocolli specifici per la malattia (p. es., quelli pubblicati dall’agenzia per l’assistenza e la ricerca sanitaria)(Manuale Merck di Geriatria). La prevenzione terziaria fa perno sul concetto di riabilitazione come percorso volto al recupero della maggiore autonomia possibile per il miglioramento della qualità della vita del paziente.
Come ogni atto riabilitativo la chirurgia bariatrica ha bisogno di un contesto appropriato, un contesto composto da più professionalità in grado di agire assieme per il bene del paziente e che proponga un percorso che si estenda nel tempo in grado di rispondere alle richieste di salute differenti che una persona con obesità può porre.
Gli Standard Italiani per la Cura dell’Obesità S.I.O. / A.D.I. 2012 / 2013 raccomandano infatti che

Il trattamento chirurgico bariatrico è uno dei possibili approcci terapeutici all’obesità e dovrebbe quindi essere eseguito in centri che possano offrire un adeguato livello di inquadramento diagnostico dell’obesità e delle patologie correlate e che possano erogare anche trattamenti non chirurgici dell’obesità. La chirurgia bariatrica deve essere eseguita in strutture dedicate che posseggano le competenze ed i requisiti necessari. I requisiti minimi per l’organizzazione di un centro di chirurgia bariatrica sono:
1. creazione di un’équipe multidisciplinare dedicata,
2. personale medico e paramedico dedicato, con competenze culturali e tecniche specifiche,
3. inquadramento clinico diagnostico e selezione dei malati secondo criteri di appropriatezza,
4. minimo programma operatorio garantito,
5. attrezzature tecniche adeguate all’assistenza del paziente con grave obesità,
6. assistenza post-operatoria,
7. gestione delle complicanze precoci e tardive,
L’équipe multidisciplinare (medico esperto nella gestione dell’obesità, psicologo o psichiatra, nutrizionista e/o dietista, chirurgo bariatrico ed anestesista)rappresenta secondo tutte le linee guida un requisito fondamentale del centro per un approccio globale al paziente. L’équipe si deve far carico della selezione dei malati, della valutazione del tipo di intervento più idoneo, dell’individuazione dei casi complessi ai quali dedicare percorsi particolari, della verifica dell’andamento dei follow up. Dal punto di vista logistico il centro deve essere dotato dei presidi e delle attrezzature necessarie a garantire una corretta e sicura assistenza al paziente con grave obesità a livello ambulatoriale, a livello del reparto di degenza, a livello di diagnostica
strumentale e a livello di sala operatoria. è importante che sia garantita la disponibilità di strutture di terapia intensiva post-operatoria e/o rianimazione.

Quadro generale delle tecniche chirurgiche e criteri di scelta dell’intervento
Tecniche chirurgiche (Standard Italiani per la Cura dell’Obesità S.I.O. / A.D.I. 2012 / 2013)
Gli interventi chirurgici attualmente suffragati da dati di letteratura comprendenti casistiche suffcientemente ampie e follow-up adeguatamente prolungato sono i seguenti:

1. Interventi che limitano l’introduzione del cibo:
a) ad azione prevalentemente meccanica (interventi restrittivi):
– bendaggio gastrico regolabile
– gastroplastica verticale
– sleeve gastrectomy
b) ad azione prevalentemente funzionale:
– bypass gastrico e varianti
2. Interventi che limitano l’assorbimento dell’energia:
– diversione biliopancreatica sec. Scopinaro
– duodenal switch

Bendaggio gastrico
Il bendaggio gastrico consiste nel posizionamento di una benderella dotata di camera pneumatica attorno alla parte superiore dello stomaco, in regione sottocardiale, creando una tasca gastrica prossimale di dimensioni molto ridotte. Alla camera pneumatica è collegato un tubo in silicone che
termina con un serbatoio che viene posizionato a livello sottocutaneo nella parete addominale e che permette la regolazione percutanea del calibro del bendaggio. L’intervento non modifica in modo definitivo l’anatomia dello stomaco ed è quindi completamente reversibile. Il bendaggio gastrico
provoca un senso di sazietà precoce che riduce la quantità di cibo introdotto.
Le complicanze operatorie gravi sono molto rare (0.2%) e la mortalità operatoria molto bassa (<0.1%). Le principali complicanze postoperatorie specifiche sono rappresentate da migrazione del bendaggio all’interno dello stomaco (<1%), dilatazione della tasca gastrica e scivolamento del bendaggio
(3%), deconnessione del port e/o del catetere con perdita di tenuta del sistema (3%). I risultati in termini di calo ponderale sono valutabili intorno al 40-50% dell’eccesso di peso. I risultati in termini di calo ponderale a lungo termine sono dipendenti in grado elevato dal comportamento alimentare
del paziente e vi è un significativo numero di casi in cui si verifica ripresa ponderale

Sleeve Gastrectomy
è un intervento almeno parzialmente restrittivo che consiste nella sezione dello stomaco con rimozione di circa i 2/3 di esso. La sezione avviene parallelamente alla piccola curva in modo da creare uno stomaco di forma tubulare. L’intervento mira a ridurre drasticamente la quantità di cibo che può essere ingerita e provoca un senso di sazietà precoce. Tuttavia, la rimozione di una parte significativa dello stomaco e/o la modificazione della velocità di transito gastrico causano anche modificazioni della secrezione di enteroormoni ad azione di regolazione sul bilancio energetico e sul metabolismo
glucidico. L’intervento è stato inizialmente introdotto come primo tempo di interventi successivi più complessi (duodenal switch) nei pazienti con gravi problemi cardio-respiratori e con BMI elevati, ma viene oggi proposto anche e prevalentemente come intervento isolato. La mortalità operatoria è
circa dello 0.2% ed è specificamente sostenuta dalla creazione di fistole lungo la lunga sutura gastrica. Le principali complicanze postoperatorie specifiche sono rappresentate da dilatazione dello stomaco residuo e reflusso gastro-esofageo. I risultati in termini di calo ponderale sono valutabili intorno
al 60% dell’eccesso di peso. Non vi sono ancora risultati a lungo termine, ma è possibile vi sia un significativo numero di casi in cui si verifica ripresa ponderale ed in cui può essere richiesto il completamento dell’intervento mediante una procedura di revisione

Bypass gastrico
L’intervento consiste nella creazione di una tasca gastrica prossimale di 15-20 cc esclusa dalla restante porzione dello stomaco. A questa neotasca viene collegato il digiuno, andando quindi ad escludere dal transito degli alimenti la restante parte dello stomaco ed il duodeno. Il calo ponderale avviene in parte mediante un meccanismo restrittivo, ma anche a seguito della modificazione della secrezione di entero-ormoni ad azione di regolazione sul bilancio energetico e sul metabolismo glucidico. Può partecipare
alla determinazione del calo ponderale la presenza di una dumping syndrome a seguito dell’assunzione bevande e/o cibi dolci. Non vi è un significativo malassorbimento per i macronutrienti (lipidi, glicidi, protidi) ma vi è un certo grado di malassorbimento per alcuni micronutrienti (Ca, Fe e VitB12).
Le complicanze operatorie gravi sono intorno al 2% e la mortalità operatoria è circa 0.5%. Le principali complicanze postoperatorie specifiche sono rappresentate da fistola anastomotica (1%), stenosi anastomotica (1.5%), ulcera anastomotica (3%), ernie interne (3%). Le possibili complicanze nutrizionali sono rappresentate da anemia multifattoriale (più frequentemente microcitica sideropenica) e da osteoporosi/osteomalacia. La prevenzione delle complicanze nutrizionali richiede supplementazione continuativa o periodica di durata indefinita (polivitaminici, calcio, vitamina D, vitamina B12 e ferro). I risultati in termini di calo ponderale sono valutabili intorno al 55-65% dell’eccesso di peso. Il calo ponderale è rapido nel primo anno. Le modificazioni della secrezione di ormoni dell’asse entero-insulare permette un rapido e specifico effetto di miglioramento del compenso metabolico nel paziente con diabete tipo 2.

Diversione biliopancreatica sec. Scopinaro
è il capostipite degli interventi a meccanismo prevalentemente malassorbitivo e consiste nella riduzione del volume dello stomaco mediante gastrectomia subtotale e nel confezionamento di una derivazione interna intestinale, con confezionamento di una ansa alimentare di 250 cm e di
una lunga ansa cieca bilio-digestiva che si abbocca alla precedente a 50 cm dalla valvola ileo-cecale. Viene quindi provocato un malassorbimento di alcuni principi nutritivi, ed in particolare dei grassi alimentari. Le complicanze operatorie gravi sono intorno al 5% e la mortalità operatoria è circa dell’1%. Le principali complicanze chirurgiche postoperatorie “specifiche” sono rappresentate
da ulcera peptica post-anastomotica (incidenza 3.4%), stenosi anastomotica, occlusione dell’ansa bilio-digestiva, ernie interne. Le complicanze nutrizionali, legate al meccanismo d’azione dell’intervento, sono più frequenti che nel bypass gastrico e comprendono malnutrizione proteicocalorica, anemia multifattoriale, demineralizzazione ossea, complicanze da deficit di vitamine liposolubili. La prevenzione delle complicanze nutrizionali richiede un adeguato apporto nutrizionale di proteine e una supplementazione continuativa o periodica di durata indefinita (polivitaminici, calcio, vitamina D, vitamina B12 e ferro). Sono frequenti sintomi da malassorbimento (diarrea, alitosi, flatulenza maleodorante) e complicanze proctologiche (emorroidi, ragadi, ascessi e fistole anali). I risultati in termini di calo ponderale sono valutabili intorno al 65-75% dell’eccesso di peso e sono molto stabili nel tempo. Le modificazioni della secrezione di ormoni dell’asse entero-insulare unitamente al malassorbimento lipuidico permettono uno spiccato effetto di miglioramento del compenso metabolico nel
paziente con diabete tipo 2.

Duodenal Switch
è una variante della diversione biliopancreatica che consiste nella parziale riduzione del volume dello stomaco (mediante sleeve gastrectomy), nella conservazione del piloro e dei primi 3-4 cm di duodeno e nel confezionamento di una derivazione interna intestinale, con confezionamento di una ansa alimentare di 250 cm e di una lunga ansa cieca bilio-digestiva che si abbocca alla precedente a 50-100 cm dalla valvola ileo-cecale. L’anastomosi con l’ansa alimentare che nella diversione biliopancreatica classica è gastrodigiunale diventa in questo caso duodeno-digiunale e sub-pilorica, nel tentativo di limitare gli effetti collaterali dell’intervento. Meccanismo d’azione,
mortalità, complicanze tardive chirurgiche e nutrizionale e risultati sono analoghi a quelli ottenibili con la diversione biliopancreatica classica.

Per tutti gli interventi di chirurgia dell’obesità è stata dimostrata la fattibilità per via laparoscopica. L’approccio laparoscopico dovrebbe essere considerato di prima scelta in chirurgia bariatrica. Dati provenienti da studi prospettici randomizzati hanno dimostrato che l’approccio laparoscopico è vantaggioso rispetto a quello open in termini di miglior decorso postoperatorio e di riduzione delle complicanze.

Bilancia

Angelina Jolie è sottopeso. Magari parliamo anche di questo?

26 Mar
marzo 26, 2015

Angelina Jolie: altezza cm 173, peso kg 52, BMI (indice di massa corporea) 17.39 (fonte: healthyceleb.com).
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Angelina Jolie è sottopeso. Magari parliamo anche di questo? Angelina è protagonista per una scelta radicale, asportazione di seno e ovaie per scongiurare il rischio di tumore, davvero elevato (87%), cui è sottoposta.
Una scelta di salute accolta da molti specialisti come una nuova frontiera della prevenzione dei tumori. Angelina ha sei figli, tre partoriti da lei e tre adottivi, 39 anni, ha svolto la propria “carriera” biologica di continuazione della specie. Può pensare alla propria salute in maniera consapevole. Ma può una scelta di salute compiuta da una donna evidentemente sottopeso essere presa come esempio?
I siti di gossip americani e inglesi imputano la perdita di peso della Jolie al lavoro svolto durante le riprese del suo ultimo film, Unbroken, storia di un soldato statunitense durante la seconda guerra mondiale disperso su un isola del Pacifico. Si dice che Angelina abbia voluto mostrare la vicinanza agli attori privandosi del cibo e soffrendo con loro.
Grande passione e dedizione al lavoro, utilizzo del corpo come dimostrazione della propria capacità di soffrire e tollerare le privazioni, tensione a mostrarsi come esempio attraverso scelte sul corpo, tutto sembra deporre per una ricerca di affermazione personale attraverso la trascendenza del corpo, attraverso il dominio sul corpo, sulla malattia, sulla sofferenza.
Il privato è politico. Il nostro corpo, come lo esponiamo nel grande teatro dei media, vip o social, è la nostra affermazione di come siamo. Una star, una donna star del cinema, è prima di tutto il suo corpo. Con il suo corpo comunica e seduce, afferma se stessa e la propria idea di mondo. Il corpo di Angelina rimanda ad un’idea di mondo diversa da quella di Patty Smith, per esempio.
Angelina, prima di esser testimonial della nuova frontiera della prevenzione dei tumori, è magra. Troppo magra. E il suo corpo non può rappresentare una scelta sana di salute.
Sembra più una scelta coerente di controllo sul corpo, una scelta coerente di affermazione della propria capacità di prendere decisioni drastiche sul proprio corpo e di riuscire a piegarlo alla propria volontà.
La scelta di salute non può esser legata ad un intervento di asportazione, non può esser associata al coraggio. La salute è una scelta quotidiana di amore verso se stessi, di piccoli atti di attenzione, da quel che mangio a come mangio, dal fare movimento al guardarsi con benevolenza, al curarsi, all’assumere i farmaci giusti, ecc.
La scelta di salute può comprendere anche un intervento amputativo, lo sa chi è affetto da diabete o da obesità grave, che ha un senso se si inserisce in un percorso di attenzione e cura verso se stessi, in uno stile di vita sano e rispettoso delle proprie esigenze.
Angelina ha fatto un passo privato importante, ha detto che il cancro si può evitare ma, nell’esporla al mondo come una Giovanna d’Arco vittoriosa, i media stanno mostrando una donna magra che fatica nella quotidiana battaglia con il cibo e con la propria immagine corporea, una donna che contraddice con il proprio corpo quella scelta di salute che dice di aver compiuto.
Forse la battaglia di Angelina non è con il cancro, ma con il proprio corpo. Siamo sicuri che lei lo sappia, ma gli utenti mondiali dell’immagine di Angelina non lo sanno. E la stanno guardando come un corpo modello.
Cerchiamone altre di donne che hanno fatto quella scelta, portiamo la loro esperienza in primo piano. Angelina non ha bisogno di questa ribalta. Noi non abbiamo bisogno di questo modello di donna.

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la regola delle 100 calorie

13 Feb
febbraio 13, 2015

Il prof. Nazario Melchionda, grande esperto di nutrizione e disturbi alimentari, ha pubblicato sul suo sito, www.nazariomelchionda.net, la regola delle 100 calorie.

In 6 semplici punti ci spiega come l’obesità non sia causata da strane predisposizioni o malfunzionamenti, ma da piccoli errori nell’alimentazione quotidiana e nella vita quotidiana.

1. In 1 kg di grasso corporeo sono contenute 7.000 calorie
2. Se il Bilancio Energetico Giornaliero è di +100 calorie (perchè le mangio in più o le consumo in meno) in un anno ci sono 36.500 calorie (100 x 365)
3. Si verifica quindi un aumento di peso di kg  5.2 in 1 anno (36.500 : 7.000), 10.4 in 2 anni,
15.6 in 3 anni,……… 52 kg in 10 anni
4. L’aumento del peso non è dovuto a vaghe e inspiegabili disfunzioni, ma ad un piccolissimo errore giornaliero non facilmente misurabile
5. Questo errore, moltiplicato per giorni ed anni, fa un grande errore facilmente misurabile con una
semplice bilancia
6. Moltiplicando per 7.000 il peso aumentato (in kg) in un determinato numero di giorni e dividendo le
calorie corrispondenti per il numero dei giorni si può calcolare indirettamente l’Errore Calorico
Giornaliero.

 

Un cioccolatino in più o una passeggiata in meno, se moltiplicate per 365 giorni l’anno hanno un impatto visibile.

E allora la dieta è questione di motivazione a cambiare le piccole abitudini.

Rottura o occasione? L’arte del kintsugi

13 Feb
febbraio 13, 2015

Le piccole attenzioni

03 Feb
febbraio 3, 2015

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è la vita quotidiana che ci fa gioire ma anche soffrire…..
la vita quotidiana è fatta di piccole cose, di relazioni costanti, di legami che possono rendere felici o costringere.
la vita quotidiana è fatta di impegni, di attese, di ciò che gli altri si aspettano da noi
a volte ci sembra troppo, a volte troppo poco
il rischio di perdere di vista le cose importanti è dietro l’angolo
le ricette possono essere molte, ma alla fine tutte portano a ricordarci di non perder di vista noi stessi
lo possiamo fare con piccoli gesti quotidiani di sopravvivenza, cose semplici dietro cui c’è una decisione, c’è la decisione di farlo PER ME e allora….

 

quando arrivi a casa, togliti le scarpe, mettiti la tuta, rilassati, respira, fatti una doccia e SOLO DOPO, mettiti a disposizione di chi ti chiede qualche cosa

 
cerca di dedicare almeno 30 minuti al giorno a fare un’attività che ti crea piacere e benessere (leggere, passeggiare, farsi una doccia, ecc…). ricercare attivamente una condizione di piacere fa bene a te e a chi ti sta intorno

 
impara a chiedere piccoli aiuti a chi ti sta intorno (per preparare la tavola, mettere a posto le scarpe, riordinare i giochi, aiutare a fare i compiti…..). non è necessario che uno solo faccia tutto, ma tutti possono fare qualcosa

 

 

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A Natale la dieta può reggere? 10 spunti per sopravvivere al Natale con serenità

18 Dic
dicembre 18, 2014

Quanti giorni dura il Natale?
Uno solo? ma prima ci sono le cene di auguri, la vigilia, Santo Stefano per gli avanzi e poi quest’anno ci sono le domeniche in mezzo e poi subito capodanno…..una via crucis più che un Natale per chi ha intrapreso un percorso di dieta.
E allora la vera, grande tentazione sarebbe rimandare tutto al 7 di gennaio.
Ma quante volte lo hai già fatto, quante volte hai detto “so che dovrei….ma tutto mi è contro, tutti mi remano contro”
E allora proviamo a mettere a fuoco qualche piccolo trucco per vivere questo periodo con serenità
1. le feste sono feste, non sovraccaricarti di impegni, di cose da fare, di pranzi o cene da preparare.
2. Ritagliati sempre il tempo per il pranzo, per la cena e per fare un po’ di attività motoria
3. stare a tavola non significa per forza mangiare
4. puoi consentirti un dolce o un piatto speciale, è meglio se programmi prima cosa e quanto aiutandoti con gli schemi o contattando lo specialista di riferimento (dietista, dietologo).
5. se ti sembra di mangiar troppo, non drammatizzare. Riprendi lo schema senza pensare di dover ridurre le porzioni o saltare i pasti
6. se gli altri mangiano noccioline, puoi mangiare un frutto a pezzetti. Dura più a lungo
7. ti spiace rinunciare al panettone, ma una fetta ti sembra troppo: concediti mezza fetta.
8. inizia a pranzare solo quando sei seduto. Non anticipare con pane, focaccia o grissini
9. non si discute di argomenti tristi o pesanti a tavola. la fame nervosa è in agguato. Se capita, alzati il prima possibile e fatti una passeggiata
10. stai sul presente. Cerca di godere dei gusti e delle situazioni che stai vivendo adesso

Vuoi essere felice? Usa la testa……poco!

30 Nov
novembre 30, 2014

Felicità e mind-wandering

da Matt Killingsworth

Quali sono le cause della felicità umana? E’ una domanda importante per la quale ancora non ci sono risposte definitive. Ci sono diverse condizioni quali il reddito, l’educazione, il matrimonio. Ma i risultati scientifici sono sorprendenti: fattori come questi non sembrano avere forti effetti sulla felicità percepita. E’ vero, le persone sono più contente se hanno più soldi che se ne hanno meno, se sono in coppia piuttosto che single, ma le differenze sono modeste.

Sebbene I nostri obiettivi di vita ruotino attorno alle pietre miliari rappresentate dal lavoro e dalla familgia, Matt Killingsworth ha ipotizzato che la felicità abbia maggiormente a che fare con le esperienze vissute nel momento presente. Certo, sembra che una serie di aspetti, quali cosa stiamo facendo, con chi siamo e a cosa stiamo pensando, abbiano una rilevante importanza sulla nostra felicità, ma rimangono difficilmente esplorabili dallo studio scientifico.

Un tentativo di studiare la felicità momento per momento su larga scala ha portato l’autore a creare una app per monitorare la felicità nella vita reale.

I risultati suggeriscono che la felicità è molto influenzata dalle esperienze vissute nel qui ed ora ed uno dei più importanti predittori della felicità sembra essere un attività che spesso facciamo senza accorgercene, quell’attivita mentale detta fantasticare o vagare con la mente o rimuginare.

Come esseri umani possediamo una abilità cognitiva unica e potente che è quella di focalizzare la nostra attenzione su altro da cio che sta avvenendo nel qui ed ora. Uno può star seduto alla scrivania e pensare a qualcosa di assolutamente altro, le vacanze appena terminate, quale panino mangiare a pranzo, o sentirsi preoccupatoper una multa che potrebbero affibbiarmi per divieto di sosta.

Questa abilità è estremamente importante poiché ci permette di apprendere e pianificare in una maniera che le altre speci viventi non possono fare. Non è ancora chiara però la relazione tra questa capacità e la felicità.

La vita è adesso

Se è vero che la vita e adesso e la felicità e una sensazione puntuale e finita legata ad un esperienza precisa, corporea immedita, quindi nel momento attuale, vagare con la mente, fantasticare, allontana dalla felicità. D’altra parte, quando la mente vaga, non ci sono costrizioni, si può cambiare la realtà fisica che ci circonda. Felicità sembra essere spesso associata alla ricerca di un posto migliore di quello in cui viviamo, di una realtà che vorremmo lasciarci alle spalle. Sembra che il piacere che ci da la mente ci permetta di accrescere la felicita con il fantasticare.

Ma siccome c’è differenza tra la felicità e la ricerca della felicità, Killingsworth ha cerato di raccogliere i dati attraverso una app, chiamata trackyourhappiness.org.

Come funziona? Le persone che hanno scaricato la app hanno ricevutodurante la giornata delle domande nelle quali il ricercatore chiedeva qual’eral’esperienza che stavano provando in quel preciso momento.   L’idea di fondo era che possiamo osservare l’andamento della felicità nel corso della giornata e provare a comprendere quali aspetti, per esempio cosa uno sta facendo, con chi è, a cosa sta pensando, e ogni altro fattore connesso alla nostra esperienza di maggiore o minore felicità.

Alle persone venivano poste 3 domande, la prima era come ti senti con una scala di risposta che andava da molto male a molto bene, la seconda sifocalizzava sulle attività cosa stai facendo? Su una lista di 22 attvità tra cui mangiare, lavorare o guardare la tv, la terza si focalizzava sul mind wandering stai pensando a qualcos’altro mentre stai facendo quella attività? La gente poteva rispondere a questultima domanda con un no (sono focalizzato su cio che sto facendo) o si (sto pensando a qualcosaltro). E stato inoltre chiesto se cio a cui stavano pensando era piacevole, spiacevole o neutro. Sono stati raccolti oltre 650,000 real-time reports da oltre15,000persone che vanno dai 18 agli 80 anni con diversi livelli di reddito, educazione, stato civile ecc, rappresentanti 86 categorie occupazionali di oltre 80 stati

Cosa è emerso? Prima di tutto che la gente vaga un acco con la mente! Il 47% del tempo la gente lo passa a pensare a qualcosa di diverso da cio che sta facendo. Pensateci mentre sarete in una riunione o in auto…. Questa percentuale dipende da cio che la gente sta facendo? Esaminando 22 attivita, si distribuiscono su un continuum che va dal 65 % quando ci si fa una doccia, al 50 quando si lavora, al 40 quando ci si sta esercitando (fisicamente). La percentuale del tempo passato a fantasticare si riduce ulteriormente fino al 10% col sesso. In ogni attività, a parte il sesso, comunque, la gente tende a vagar con la mente per un 30% del tempo, cosa che suggerisce che il fantasticare non solo è frequente, ma è pervasivo di ogni attività. In che modo il fantasticare e connesso alla felicità? Abbiamo notato che la gente e meno felice se vaga troppo con la mente. Inoltre l’effetto di questa variabile sembra molto importante; infatti il vagare della mente e la presenza sul qui ed ora sembrano essere predittori di felicità molto piu dei soldi. Si potrebbe obbiettare che vagare con la mente contribuisca alla felicita nel momento in cui permettdi allontanarsi da una situazione brutta; certo, di fronte ad una situazione dolorosa, il fantasticare puo aiutare a raggiungere un allontanamento dal malessere, comunque sembra che la gente sia meno felice mentre fantastica qualunque cosa stia facendo.

I dati ricavati evidenziano una forte relazione tra il fantasticare e l’essere infelici poco dopo, mentre non sembrano esserci relazioni tra lessere infelici ed il fantasticar poco dopo. ciò porta a pensare che che il vagare con la mente rappresenti una causa e non una conseguenza dell’infelicità.

Perché ciò succede? Gran parte delle motivazioni stanno nel fatto che quando la mente vaga, elabora, fantastica, spesso pensiamo a preoccupazioni, problemi, rimpianti, pensieri che hanno una grande relazione con l infelicità. Anche se stanno pensando a qualcosa di neutro, e le persone sono comunque meno felici di quando non fantasticano.

In sintesi, non possiamo smettere di vagare con la mente, la nostra capacità di rivisitare il passato per confrontarlo con il presente e progettare il futuro è una capacità estremamente importante e, in fin dei conti, inevitabile. I risultati della ricerca di Killingswort evidenziano che il rimuginare o il vagare con la mente molto spesso non favorisce un miglioramento della qualità della vita. se impariamo ad impegnarci davvero nel presente possiamo fronteggiare meglio i momenti difficili e trarre il meglio da quelli buoni.

more info

www.ted.com/speakers/matt_killingsworth

Scritto sul corpo

22 Giu
giugno 22, 2014

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Davanti all’irrazionalità della vita umana, al ripetersi periodico di errori già commessi, il corpo oppone attraverso l’amore l’unica forma di resisenza possibile: alla distruzione dell’ambiente come alla irrazionalità e alla violenza brutale delle ideologie. 

Il corpo è oggi il nostro estremo campo di battaglia, perché dobbiamo viverer nel nostro corpo, e non è facile. Il corpo è la casa, la vera casa. La violenza che ci circonda, nel nostro mondo, è soprattutto una violenza sui corpi. Persino internet tende a smaterializzare, a farci perdere il rapporto vitale con noi stessi.

Mario Baudino

La Stampa, 22 giugno  2014,  pag. 27

Il corpo come campo di battaglia e come casa, come esterno e come interno, luogo sicuro, ma anche di contatto e scontro.

Il corpo, per questa duplicita’ intrinseca, è costantemente soggetto a tensioni che si manifestano in comportamenti  o si sentono con emozioni e stati fisici.

Il corpo è da vivere perchè è vivo, perchè è in costante evoluzione e ci obliga al presente, al qui ed ora.