Archive for category: Fame Nervosa

Il pane e le noci. La saggezza tra accettazione e rassegnazione.

23 Mag
maggio 23, 2017

Accettazione e rassegnazione sono sinonimi o sono concetti vicini ma molto differenti, come l’uomo e lo scimpanzè?

Proviamo a partire dalla saggezza popolare. C’è un proverbio del dialetto del basso Piemonte che recita “nus e pan, mangià da can, pan e nus, mangià da spus” (noci e pane, mangiar da cane, pane e noci mangiar da sposi). Sempre pane e noci sono, ma a seconda di come le parole sono disposte cambia il significato e l’atteggiamento verso quel pane e quelle noci. Il vecchio adagio contadino spinge a rassegnarsi ad un’alimentazione povera o invita a guardare con gioia quello che offre la tavola? Rassegnarsi o accettare?

pane e noci

Charles Pepin, rispondendo ad un lettore su Philosophie Magazine di Aprile, centra bene la questione e parte dall’esperienza dei genitori. Un genitori che cede alle richieste pressanti di un figlio, si rassegna, uno che dice “si” accetta. Accettare significa fare i conti con il fatto che non tutto è possibile, che esiste la realtà, i limiti e le difficoltà. Accettare significa accettare che io non sono perfetto, gli altri non sono perfetti, il mondo non è perfetto. La saggezza è imparare ad accettare ciò che impedisce, ciò che ostacola; imparare a guardare la difficoltà con interesse, con amore perfino.

La differenza tra accettazione e rassegnazione, continua Pepin, si gioca tutta nel rapporto con l’azione. Qual’è la conseguenza dell’accettazione e quale quella della rassegnazione? Per gli stoici accettazione è prerequisito dell’azione, è conoscenza dei limiti e delle difficoltà del contesto per poter agire. Bisogna accettare le forze del cosmo per poterle usare e fare. La rassegnazione è rassegnazione all’inazione, alla passività. E’ una passione triste poichè non consente di intravedere un cambiamento, di guardare oltre la difficoltà del momento. In ultima analisi, la rassegnazione è la tristezza dell’impossibilità ad agire,  l’accettazione porta con se una nota di gioia e speranza che accompagnano l’azione per il cambiamento.

Il nostro proverbio ci dice una cosa in più. Ci dice che non sempre si può agire sulle cose, ma si può agire anche sulle parole, perchè le parole creano mondi e scenari nei quali noi ci muoviamo con maggiore o minore facilità. Agire sulle parole ci permette di riconoscere la realtà di oggi, il pane e le noci, come una realtà gioiosa (mangiare da sposi) e non meschina (mangiare da cani) dalla quale dobbiamo partire, accettandola, se domani vogliamo provare a mangiare anche le uova e la gallina.

 

http://www.philomag.com/les-idees/on-parle-souvent-de-sagesses-dacceptation-mais-comment-savoir-sil-ne-sagit-pas-en-fait-de

philomagapr17

Che cos’è la fame nervosa

29 Ott
ottobre 29, 2013

Quante volte hai scoperto di mangiare senza avere fame, pochi minuti dopo esserti alzata da tavola, solo per la impellente necessità di masticare di riempire la bocca.

È una sensazione difficile da spiegare. Solitamente è un fare a cui si preferisce dedicare pochi pensieri, come se fosse un’azione sporca, vergognosa. È un farsi beccare con le mani nella marmellata… da se stessi.

Le mani nella marmellata. Quante volte ci hanno beccato a fare un qualcosa di proibito, di moralmente riprovevole, di socialmente inadeguato. La conseguenza è quella voglia intensa di nascondersi, di nascondere tutto, di negare a se e agli altri di aver commesso il reato. La colpa è quella che ci assale, la certezza di essere giudicati negativamente diventa avvolgente. L’unica via di fuga è nascondere la testa nella sabbia, cercare di dimenticare.

La fame nervosa è una sensazione viscerale che spinge all’azione di mangiare senza che alla base ci sia una necessità di riempire lo
stomaco.

La fame nervosa è un comportamento che ha a che fare con l’alimentarsi, ma ha motivazioni che, non essendo esclusivamente nutritive,
si riferiscono all’area emotiva o, più in generale, del sistema nervoso.

Fame nervosa non indica quindi solo il mangiare perché sono nervoso, agitato, teso, ma, più estesamente, mangiare su una spinta emotiva (il termine anglo-americano per descrivere tale situazione è infatti “emotional eating”).

Come guarire dalla fame nervosa e affrontare a testa alta una dieta dimagrante?

Cosa succede nella mia pancia?

29 Ott
ottobre 29, 2013

La nostra lingua è ricca di rimandi al corpo per rappresentare le emozioni (gambe molli, testa vuota, cuore di pietra, ecc.) e una gran parte, soprattutto per le emozioni quali rabbia, disappunto, impotenza, trasporto, si utilizzano riferimenti all’apparato gastrointestinale. Ma non è solo un modo di dire: attraverso il corpo riusciamo a rappresentare un’esperienza condivisa, ci capiamo meglio perché le emozioni sono universali, e l’apparato gastrointestinale si configura come un vero e proprio elaboratore di emozioni.

L’attività intestinale è controllata dal più grosso agglomerato di cellule nervose al di fuori del cervello. Il cosidetto “cervello addominale” supervisiona le contrazioni intestinali, il trasporto di sostanze dalla mucosa dell’intestino al flusso sanguigno, sceglie fra diversi programmi per la digestione o determina le fasi di riposo. Il cervello addominale fa parte del sistema nervoso autonomo, il sistema di attività non controllate direttamente dalla volontà e dalla coscienza, ma comunica costantemente con il sistema nervoso centrale.

Circa il 90% delle comunicazioni sono “bottom-up” cioè dall’intestino al sistema nervoso centrale e riguardano la trasmissione di informazioni generate nell’apparato digerente, ma c’è una quota minore comunque rilevante, di comunicazioni “top-down”. Forti sensazioni, eventi traumatici, stress emotivi elaborati nel sistema nervoso centrale possono causare disturbi nel funzionamento gastro-intestinale come crampi addominali, coliti, stipsi, diarrea, nausea, vomito. Alcune ricerche hanno messo in luce che le persone depresse hanno un ritmo dei processi digestivi rallentato e tendono alla stitichezza, mentre le persone ansiose presentano un transito accelerato del cibo, in particolare nel colon.

Altre ricerche hanno evidenziato che specifiche emozioni hanno un effetto importante sullo stomaco: per esempio la paura riduce la dilatazione dello stomaco e induce una sazietà precoce. Questo fa pensare che ingaggiare liti o discussioni a tavola, non solo ha un effetto sull’umore, ma anche sulla funzionalità gastro-intestinale con sazietà precoce, dolore, tensione addominale, gonfiore.

Genericamente si tende ad associare una cattiva digestione allo stress. Ciò è corretto ma dobbiamo ricordare che lo stress è un sistema innato finalizzato a salvarci la vita: per l’uomo delle caverne è stato senz’altro funzionale liberarsi l’intestino nelle situazioni di pericolo poiché ciò alleggerisce il corpo favorendo la fuga.

Poiché lo stress è generato dalla percezione da parte del cervello di pericoli reali o presunti, per l’uomo moderno sono molteplici i fattori di stress (situazioni di vita, l’ambito affettivo, lavorativo, ecc.) che inducono il rilascio da parte dell’ipotalamo di specifici ormoni cui il cervello addominale reagisce provocando diarrea, nausea o vomito. E se la condizione di stress è cronica, anche queste reazioni viscerali si cronicizzano.

Una delle conseguenze è la sindrome del colon irritabile di cui soffre una percentuale di popolazione che varia dal 10 al 20 % ed è caratterizzata da persistenti dolori addominali, nausea, vomito, flatulenza, diarrea o stitichezza. La percezione dell’aumentato rischio di vivere situazioni imbarazzanti determinano una riduzione anche consistente delle attività sociali (posso uscire solo se ho la sicurezza di avere un bagno nelle vicinanze; mi vergogno troppo).

Ricerche recenti hanno messo in luce l’efficacia della psicoterapia nel trattamento della sindrome del colon irritabile poiché favorisce una modificazione della percezione degli stimoli interni, riducendo la tendenza a catastrofizzare, cioè la tendenza a immaginare le conseguenze peggiori per ogni movimento percepito nel tratto gastrointestinale restituendo una sensazione viscerale di sicurezza.

Il nostro corpo ci parla costantemente. Sta a noi metterci in ascolto.

Lo psicologo e la dieta dimagrante

29 Ott
ottobre 29, 2013

Di certo c’è una relazione stretta non solo fra psicologia e alimentazione, ma anche tra sofferenza psicologica e alterazione delle abitudini alimentari.

Lo psicologo aiuta ad affrontare una dieta?

Lo dimostra la letteratura internazionale e gli studi che abbiamo condotto sui nostri pazienti. Abbiamo infatti distribuito dei questionari riguardanti la depressione e l’ansia e abbiamo rilevato che almeno la metà di loro presenta una depressione di livello sub clinico che altera i comportamenti di alimentazione: un po’ quella che viene chiamata la fame nervosa.

Tutti i nostri pazienti sanno bene di che cosa si tratta perché hanno dimestichezza con quei momenti difficili in cui non sono portati a mangiare per fame, ma perché c’ è qualcosa, che va al di là del cibo, che dallo stomaco quasi ordina di mangiare per stare un po’ più tranquilli. Su questo bisogna lavorare.

Come mantenere i risultati di una dieta dimagrante

Tutti sappiamo che il problema delle diete non è perdere peso, ma è mantenere i risultati che si sono raggiunti. Per contrastare questo fenomeno abbiamo costruito un percorso su misura per i nostri singoli pazienti che tiene conto delle loro esigenze, dal un punto di vista dietologico, emotivo e psicologico.

Proprio perché la dieta non è solo quello che si mangia ma è un modo di prendersi cura di se stessi. Spesso le persone che abbiamo in cura non hanno infatti l’attitudine a prendersi cura di loro stesse.

Noi cerchiamo di dare gli stimoli adatti per convincere i pazienti che non è solo sull’alimentazione che bisogna agire, ma anche sullo stile di vita.

Sappiamo bene che è difficile conquistare questi risultati se si è lasciati da soli, quindi cerchiamo di prolungare la nostra opera quanto è più possibile nel tempo.

Spesso i pazienti vengono da delusioni precedenti e quindi siamo molto attenti a tenere in considerazione questo aspetto consapevoli della fragilità che accompagna le persone che debbono combattere l’obesità.

Mangiamo per abitudine?

29 Ott
ottobre 29, 2013

Le abitudini rappresentano i binari su cui si sviluppa la nostra quotidianità. Migliaia di atti che svolgiamo senza riflettere, azioni che sono diventate routine per permetterci di svolgerne altre, più complesse, più impellenti, più importanti.

Ti sei mai chiesta se mangiamo per abitudine?

L’architettura del nostro cervello è costruita in maniera da inserire gli atti più ripetuti nella memoria procedurale in maniera da razionalizzare le risorse e permetterci la miglior sopravvivenza in un ambiente che ci richiede costante attenzione.

Quando guidiamo non poniamo attenzione al momento in cui stacchiamo il piede dalla frizione per inserire la marcia, siamo impegnati a osservare l’auto che ci sta davanti, o a cercare un numero sul cellulare o ad ascoltare la radio. Quando camminiamo non poniamo mente al momento in cui la punta del piede si stacca dal terreno o al nostro ritmo respiratorio. E’ tutto automatico. Abbiamo sempre fatto così.

Spesso anche l’alimentazione diventa una routine, un’abitudine, una serie di azioni che facciamo senza riflettere.

In quanto tempo mangio?

A che velocità mangio?

Dove mangio?

Cosa mangio?

A che ora mangio?

Con chi mangio?

Quanto mastico?

Provate a rispondere queste domande, se vi sembreranno strane o non ci avete mai pensato forse è perché il vostro stile alimentare si è ridotto ad una routine, ad una serie di azioni automatiche cui dedicare il minor tempo e la minor attenzione possibile.

Ma perché accade questo? Perché il nostro cervello, nella gerarchia delle cose importanti cui dedicare attenzione, relega l’alimentazione ai piani bassi anche se attraverso l’alimentazione passa la salute?

Succede perché la gerarchia delle cose importanti la decidiamo noi.

Sapete che c’è una grande relazione tra abitudini e umore? Molto spesso l’aumento di peso è dato dal mangiare su base emozionale, la fame nervosa; è per questo che, attraverso adeguati esercizi, è possibile fermare la fame nervosa per perdere peso.

 

Vuoi ricevere informazioni o fare un colloquio per imparare a fermare la fame nervosa?

Richiedimi un appuntamento, ricevo sia a Genova che ad Acqui Terme:

 

Come affrontare e fermare la fame nervosa?

29 Ott
ottobre 29, 2013

Cos’è la fame nervosa? Spesso che “non si mangia per riempire lo stomaco, ma per calmare le emozioni”? Mangiare può prendere inizio da una sensazione fisica, ma molto spesso da un’emozione. Se stai mangiando mentre stai provando noia, stress, fatica, tensione, rabbia, solitudine, ansia o depressione, ricorda che sei dentro alla fame nervosa per riempire un vuoto. Stai pensando a come fare per differenziare tra fame corporea e fame emotiva? Non è poi così difficile.

Ricorda, la fame corporea non arriva così all’improvviso: è la fame nervosa quella che ti prende di sorpresa.
E’ la fame nervosa quella che ti fa aver bisogno di essere immediatamente sazio.

La fame corporea può aspettare. Se stai mangiando per appagare la tua fame nervosa, inizierai a mangiare anche se hai lo stomaco pieno, non ascoltando le sensazioni corporee. D’altra parte, se è fame corporea, potrai arrestarti quando hai la percezione di avere lo stomaco pieno. Hai mai provato a osservare come ti senti dopo aver mangiato? Se ti senti colpevole è probabile che tu abbia mangiato per appagare un’esigenza emotiva di cibo. Talvolta ti puoi anche sentire male dopo un’abbuffata di cibo. Coloro che mangiano su base emozionale spesso si sentono tuttavia vuoti, nonostate abbiano mangiato molto più di quello che possono consumare.

Come fermare la fame nervosa

Ora che abbiamo capito cos’è la fame nervosa, cerchiamo di vedere come fermarla.
Il primo passo per bloccare la fame nervosa è proprio quello di fermarsi un momento e chiedersi se sono proprio affamato. Se la risposta a questa domanda è no, allora ciò di cui hai bisogno è un bel bicchiere d’acqua. Se, invece, la risposa a questa domanda è si, aspetta un attimo e prova a valutare quanto sei affamato. Puoi provare a graduare la tua fame da 1 a 10, dove 10 ha un significato di “estremamente affamato”. L’altro aspetto da verificare è qual è l’ultima volta che hai mangiato. Se è più di 3 o 4 ore, allora può essere un segno di fame corporea.
È molto importante imparare a valutare correttamente i propri stimoli di fame. Puoi provare a tenere un diario di questo per un paio di giorni. È meglio se vengono annotati ogni cibo mangiato e le sensazioni associate sia prima che dopo aver mangiato in quei giorni. Questo ti può aiutare a riconoscere le componenti della tua fame.
Talvolta può essere utile distrarre la mente per affrontare la fame nervosa.
Puoi giocare con il tuo gattino, portare il cane a fare una passeggiata, puoi uscire di casa per una corsetta o per un po’ di piscina, guardarti un film (senza patatine o popcorn!), ascoltare musica, chiamare un’amica, farsi una doccia. Questi sono alcuni semplici suggerimenti per distrarre la tua mente dal desiderio di cibo.

Assicurati di seguire una dieta sana e ben bilanciata, di mangiare almeno 4 o 5 volte al giorno. Il passo più importante è di non saltare la colazione, anche se ti sembra che ci siano buone ragioni per farlo. Un tempo troppo grande tra i due pasti principali può mettere a rischio di attacchi di fame nervosa. L’esercizio può aiutare nel gestire gli sbalzi d’umore, lo stress e la depressione; infatti l’esercizio fisico è consigliabile come buona abitudine. Se il riposo non è sufficiente, il corpo è più sensibile agli attacchi di fame nervosa. Perciò è molto importante un riposo adeguato e lasciare che il tuo corpo recuperi dalle fatiche e dagli stress giornalieri.

Se, nonostante i suggerimenti di “come fermare la fame nervosa” continui a mangiare, non sentirti in colpa. Ricorda che si può ripartire da capo il giorno seguente cercando di assicurarsi di non ripetere di nuovo gli stessi errori. Imprecare verso se stessi, giudicarsi negativamente, non aiuta a risolvere i problemi, anzi ti porta a reiterate il circolo vizioso che sta alla base della fame nervosa.

Ti porterà via un po’ di tempo superare questo problema e dovrai lavorare con attenzione nel controllare l’abitudine alla fame nervosa. Ma te lo assicuro, non è così difficile come sembra.