CERTE PICCOLE PAURE Gli attacchi di panico segnalano un malessere profondo che merita di essere ascoltato e approfondito

30 Ott
ottobre 30, 2013

All’improvviso, senza nessuna motivazione plausibile, sento il cuore. Non che prima non ci fosse, ma era normale, come sempre, come se non ci fosse. D’un tratto occupa tutta la scena della mia mente, cattura tutta la mia attenzione. Non vedo più lui, la cena a lume di candela, quello splendido panorama davanti a noi. Solo il cuore, poi le tempie che pulsano, l’addome che si restringe e il formicolio che dal gomito arriva fino alla punta delle dita. Non riesco più a pensare a nient’altro che alla paura di svenire, o di morire, che poi sono la stessa identica cosa. La vista mi si annebbia, temo di non poter più respirare, voglio un dottore, un camice bianco che mi rassicuri, che mi visiti, che mi dica che non ho nulla. Attacco di panico, il verdetto. “Signorina è solo un po’ d’ansia, lo stress”. Lo stress? Ora mi guardano come una matta, come una che si inventa di star male, ma giuro, per un attimo, un lungo attimo, ho temuto di morire. E non c’è niente che non vada, ho tutto, non dovrei star male, ma mai più voglio provare una sensazione del genere, mai più!

Il corpo parla. Ci parla. Il corpo vive le emozioni e risponde all’ambiente. O meglio, risponde in tempi rapidissimi e prima della consapevolezza a quegli stimoli esterni che il nostro cervello interpreta come rilevanti per la nostra sopravvivenza. Un attacco di panico non è mai immotivato, anche se può apparire strano e incoerente, è il miglior modo che il nostro organismo trova per affrontare una situazione complessa. E’ un segnale che il nostro organismo è entrato in allarme, che un pericolo, reale o presunto, è stato percepito ed ha innescato un’emozione: la paura.

La paura è un emozione fondamentale con un enorme valore evolutivo, poiché si innesca in corrispondenza di segnali di rischio, è un fantastico salvavita. Talvolta si attiva troppo spesso, in situazioni anomale e impreviste. Ciò accade perché i pericoli non sono uguali per tutti; nella nostra società evoluta i pericoli non sono solo quelli di tipo fisico, legati all’incolumità, ma anche quelli legati all’immagine sociale e al giudizio percepito, alla libertà di agire, al mantenimento di un legame importante o di una situazione di equilibrio e sicurezza. Spesso però l’attacco di panico instaura un circolo vizioso in cui, per evitare il panico e quella situazione terribile di perdita di controllo, si innesca la “paura della paura”, una serie di comportamenti di evitamento di luoghi o situazioni temute e di rassicurazione attraverso anche l’utilizzo di farmaci. Ciò rapidamente compromette la qualità della vita e dei rapporti limitando lo spettro delle attività e delle esperienze possibili.

Diventa pertanto importante cercare di approfondire cosa ci sta succedendo e la via migliore è rappresentata da una psicoterapia ad orientamento cognitivo comportamentale. Attraverso un ciclo di sedute focalizzato sul riconoscimento delle emozioni e delle situazioni di maggiore difficoltà, il paziente è aiutato a scoprire il significato del proprio sintomo, il motivo alla base della propria sofferenza. Non, quindi, psicoterapia per togliere la paura, ma psicoterapia per capire la paura e appropriarsi del senso della paura, per rispondere alla domanda “perché a me e perché proprio in quella situazione” e per riprendere a gioire a soffrire, a vivere, normalmente.

Sempre ricordando un detto cinese che recita “talvolta disegni una tigre, e poi ne hai paura”.

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