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Cosa succede nella mia pancia?

29 Ott
ottobre 29, 2013

La nostra lingua è ricca di rimandi al corpo per rappresentare le emozioni (gambe molli, testa vuota, cuore di pietra, ecc.) e una gran parte, soprattutto per le emozioni quali rabbia, disappunto, impotenza, trasporto, si utilizzano riferimenti all’apparato gastrointestinale. Ma non è solo un modo di dire: attraverso il corpo riusciamo a rappresentare un’esperienza condivisa, ci capiamo meglio perché le emozioni sono universali, e l’apparato gastrointestinale si configura come un vero e proprio elaboratore di emozioni.

L’attività intestinale è controllata dal più grosso agglomerato di cellule nervose al di fuori del cervello. Il cosidetto “cervello addominale” supervisiona le contrazioni intestinali, il trasporto di sostanze dalla mucosa dell’intestino al flusso sanguigno, sceglie fra diversi programmi per la digestione o determina le fasi di riposo. Il cervello addominale fa parte del sistema nervoso autonomo, il sistema di attività non controllate direttamente dalla volontà e dalla coscienza, ma comunica costantemente con il sistema nervoso centrale.

Circa il 90% delle comunicazioni sono “bottom-up” cioè dall’intestino al sistema nervoso centrale e riguardano la trasmissione di informazioni generate nell’apparato digerente, ma c’è una quota minore comunque rilevante, di comunicazioni “top-down”. Forti sensazioni, eventi traumatici, stress emotivi elaborati nel sistema nervoso centrale possono causare disturbi nel funzionamento gastro-intestinale come crampi addominali, coliti, stipsi, diarrea, nausea, vomito. Alcune ricerche hanno messo in luce che le persone depresse hanno un ritmo dei processi digestivi rallentato e tendono alla stitichezza, mentre le persone ansiose presentano un transito accelerato del cibo, in particolare nel colon.

Altre ricerche hanno evidenziato che specifiche emozioni hanno un effetto importante sullo stomaco: per esempio la paura riduce la dilatazione dello stomaco e induce una sazietà precoce. Questo fa pensare che ingaggiare liti o discussioni a tavola, non solo ha un effetto sull’umore, ma anche sulla funzionalità gastro-intestinale con sazietà precoce, dolore, tensione addominale, gonfiore.

Genericamente si tende ad associare una cattiva digestione allo stress. Ciò è corretto ma dobbiamo ricordare che lo stress è un sistema innato finalizzato a salvarci la vita: per l’uomo delle caverne è stato senz’altro funzionale liberarsi l’intestino nelle situazioni di pericolo poiché ciò alleggerisce il corpo favorendo la fuga.

Poiché lo stress è generato dalla percezione da parte del cervello di pericoli reali o presunti, per l’uomo moderno sono molteplici i fattori di stress (situazioni di vita, l’ambito affettivo, lavorativo, ecc.) che inducono il rilascio da parte dell’ipotalamo di specifici ormoni cui il cervello addominale reagisce provocando diarrea, nausea o vomito. E se la condizione di stress è cronica, anche queste reazioni viscerali si cronicizzano.

Una delle conseguenze è la sindrome del colon irritabile di cui soffre una percentuale di popolazione che varia dal 10 al 20 % ed è caratterizzata da persistenti dolori addominali, nausea, vomito, flatulenza, diarrea o stitichezza. La percezione dell’aumentato rischio di vivere situazioni imbarazzanti determinano una riduzione anche consistente delle attività sociali (posso uscire solo se ho la sicurezza di avere un bagno nelle vicinanze; mi vergogno troppo).

Ricerche recenti hanno messo in luce l’efficacia della psicoterapia nel trattamento della sindrome del colon irritabile poiché favorisce una modificazione della percezione degli stimoli interni, riducendo la tendenza a catastrofizzare, cioè la tendenza a immaginare le conseguenze peggiori per ogni movimento percepito nel tratto gastrointestinale restituendo una sensazione viscerale di sicurezza.

Il nostro corpo ci parla costantemente. Sta a noi metterci in ascolto.