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NOIA: IL VUOTO DI VIVERE

01 Dic
dicembre 1, 2013

La noia è un emozione che confina con la depressione ed è spesso alla base di comportamenti che segnalano disagio come le abbuffate di cibo o il gioco patologico.

Cos’è la noia

Potrei uscire, andare a fare shopping, passeggiare, non ho vincoli economici….ma non riesco, non ho mai tempo, potrebbe arrivare lui, magari hanno bisogno di me in casa…..non posso non esserci. Devo stare in casa, non posso fare quel che voglio….e mangio.

Mi alzavo al mattino e pensavo “ancora una giornata così….senza far nulla: da spararsi” è stato un periodo terribile, una calma piatta, mortale.

La noia è una delle emozioni più frequenti e meno esplorate dell’esperienza umana. Libri, canzoni e articoli sono stati prodotti a proposito, ma si ha sempre la sensazione di scrivere sulla sabbia, di aver a che fare con un oggetto impalpabile e sfuggente, un oggetto che più provi a definire,  e più ti perdi.

Heidegger la definisce “vagare qua e là nell’abisso dell’esistenza come una nebbia muta”.

Come una nebbia che rende difficoltoso orientarsi, che attutisce tutto, che non si capisce dove comincia e dove finisce. Una sensazione che stranisce e annienta, che rende difficile muoversi perché è difficile capire dove sto andando, una sensazione che blocca perché hai la strana sensazione che sia la soluzione meno peggio.

La noia è un emozione e come tale coinvolge il corpo in maniera intensa. La noia è stanchezza, pesantezza, irrequietezza, fatica, una sensazione fisicamente disagevole dalla quale, prima o poi, sembra essere necessario uscire attraverso azioni di segno opposto come l’abuso di alcool o droghe, le abbuffate di cibo o il gioco patologico.

La noia sembra essere il filo conduttore che unisce apatia, depressione, incapacità a provare piacere per la vita con le situazioni caratterizzate da dipendenza da sostanze o da comportamenti in grado di permettere una scarica adrenalinica come l’andar forte in macchina, mettere in atto condotte sessuali a rischio o la violenza verso se stessi o gli altri.

noia 3

Da dove arriva la noia

Alcuni studiosi collegano la noia all’incapacità di controllare l’attenzione, o meglio, di direzionare l’attenzione verso un obiettivo specifico e rilevante. La noia rappresenta uno stato di scollamento dall’ambiente circostante dovuto ad un eccesso di pensieri, detto rimuginio, che coglie la persone e la porta, come in un vortice, lontana dalla propria realtà, dai propri obiettivi, da se stessa, in ultima analisi.

E una sensazione che conduce alla perdita di senso di ciò che si sta vivendo o facendo, al chiedersi incessantemente “che senso ha?”

Andare al cinema e continuare a pensare che il vestito che ho indossato forse non mi sta bene non mi farà apprezzare il film che sto vedendo, mi farà venire, alla lunga, una fastidiosa sensazione che “tutto ciò che faccio non ha sapore”, mi porterà a cercare una soluzione immediata in una vaschetta di pop corn e poi in un aperitivo alcolico per provare ad essere più allegra. Non stare sul momento presente, sul film che sto guardando e sulle emozioni che mi sta facendo provare, mi porta ad annoiarmi, a cercare una soddisfazione immediata in un sapore forte (il salato del pop corn o il dolce del cioccolato).

Se la noia è il segnale della perdita di contatto con se stessi, ci dobbiamo chiedere perché ciò sta’ accadendo, perché, in un certo momento della nostra giornata, ci “è dolce naufragare in questo mare”, perché se questo succede ci deve essere un significato, forse abbiamo bisogno di staccarci da una realtà che può apparirci dolorosa, fastidiosa, ma soprattutto, immodificabile. Se perdiamo il nostro senso nella nostra realtà è perché o c’è un danno organico che ci impedisce di mettere assieme i pezzi e di focalizzarci sul momento (come accade negli esiti di trauma cranico) o stiamo vivendo una situazione di vita in cui non consideriamo possibile e lecito dare priorità e senso a noi stessi.

Come fare con la noia

E’ sempre utile ricordare che la realtà è anche data da come noi la costruiamo, dai pensieri che produciamo e dal valore che decidiamo di attribuirvi. Se decido che il pensiero “ho un vestito schifoso e mi si vedrà la pancia” oppure “nessuno mi valorizza sul lavoro” diventa prioritario su tutto il resto, il momento che vivo sarà colorato da quel pensiero che tenderà ad assumere valore di realtà e non di interpretazione personale della realtà. Così facendo seguirò il corso dei pensieri e tenderò a dimenticarmi delle sensazioni che provo sulla poltrona del cinema, del film che sto vedendo, della persona che è a fianco a me.

Spesso ci dimentichiamo che i pensieri sono volatili, come diceva Carducci “va il cacciator mirando, stormi d’uccelli neri, com’esuli pensieri nel vespero migrar”.

Affrontare la noia significa stare su di sé, dar valore all’esperienza presente, al corpo, alle emozioni del momento, ai piccoli risultati della giornata, alle sensazioni di benessere.

Spesso la noia segnala anche una difficoltà ad adattarsi ad una realtà percepita come inadeguata alle nostre aspettative, affrontare la noia significa, in primis, fare i conti con la nostra realtà e provare ad accettarla per iniziare a cambiarla.