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Stress e fertilità: quando un bambino non arriva

07 Nov
novembre 7, 2013

Può lo stress influire sulla fertilità? Può lo stress rendere difficoltosa una gravidanza?

Maternità e paternità contribuiscono, rispettivamente, a costruire il senso di identità femminile e maschile e sono pertanto percepiti, anche socialmente, come passaggi rilevanti nel percorso di vita. La difficoltà nella procreazione rappresenta pertanto un momento di crisi significativa nel percorso sia personale che di coppia con ripercussioni ampie e non sempre prese adeguatamente in considerazione.

Per infertilità s’intende l’incapacità di portare avanti una gravidanza fino ad un’epoca di vitalità per il feto e si sospetta dopo almeno due aborti spontanei entro il primo trimestre di gestazione.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) calcola che circa il 20% delle coppie sono affette da qualche forma di sterilità! Quindi il legittimo desiderio di maternità e di paternità si scontra di sovente con l’impossibilità di realizzarsi.
Difatti il desiderio di un figlio, che sembra essere un evento naturale, semplice ed intimo, si configura come irrealizzabile.

Queste coppie si trovano a vivere nella maggior parte dei casi una vera e propria “crisi della sterilità” con solitudine e con la convinzione di dover subire una “punizione” o comunque di essere in qualche modo “diverse”.

I progressi nella procreazione medicalmente assistita possono offrire una speranza a molte coppie sebbene esistano dei limiti sia in termini di copertura medica che di riuscita. La medicalizzazione dell’infertilità ha purtroppo lasciato in ombra gli aspetti emotivi dell’esperienza che vive la coppia tra cui  il senso di perdita di controllo, il vissuto di inefficacia personale e sociale, la sensazione di interruzione del percorso personale di sviluppo e di crescita, lo stress prolungato. Gli studi sull’argomento stanno evidenziando che il livello di stress correlato  ai trattamenti di fertilità influenza il fallimento degli stessi e la percentuale di gravidanze.

La psicologia si interroga fino a che punto la mente è coinvolta nell’infertilità e quanto la difficoltà al concepimento, e i trattamenti medici ad essa legati, determini una situazione di sofferenza che può sfociare in una sindrome depressiva. Alice Domar, psicologa statunitense che ha curato una rassegna sulla letteratura in argomento, sottolinea che uno degli effetti più pesanti di tale situazione è il senso di perdita di controllo sul proprio progetto di vita: il fatto che ciò che era dato per scontato improvvisamente non lo sia più genera livelli di frustrazione e rabbia che mettono a rischio il benessere psicologico. E’ stato rilevato infatti che i livelli di depressione in un campione di donne con difficoltà nel concepimento è paragonabile a quelli misurati in campioni di donne con cancro, HIV o infarto.

E gli uomini? In genere, anche a causa di una maggior abitudine delle donne a consultare uno specialista del settore, il ginecologo, gli uomini si pongono con ritardo un problema circa la fertilità (magari con l’esecuzione di uno spermiogramma) e quando lo devono affrontare vivono un senso di inadeguatezza cui può seguire disinvestimento sul progetto procreativo o di coppia.

E’ quello del periodo di cura per la fertilità un periodo particolarmente delicato per la coppia poiché la donna si trova a dover tollerare una serie di stress sia fisici che psicologici e a dover organizzare la propria vita e i propri tempi intorno al progetto procreativo con misurazioni e controlli, mentre il partner ha un ruolo di supporto fondamentale. Ma quanto influisce lo stress sul risultato dei trattamenti? Circa due terzi degli studi hanno evidenziato una correlazione tra livelli di stress e probabilità di successo a causa di una stretta relazione tra ormoni dello stress e ormoni sessuali per cui una difficoltà psicologica comporta una riduzione degli ovociti con tassi di fertilizzazione più bassi.

Fortunatamente, poiché i farmaci ansiolitici e antidepressivi sono controindicati, la psicoterapia, soprattutto ad indirizzo cognitivo comportamentale e gli interventi di supporto psicologico, soprattutto quelli focalizzati sulla gestione dello stress e sulla terapia di coppia si stanno dimostrando come particolarmente indicati per i pazienti con problemi di infertilità e rappresentano un’opportunità per il singolo e la coppia di affrontare con più risorse un periodo di vita particolarmente difficile.

Consigli per le  coppie che cercano un bambino senza stress

(American Psychological Association)

  1. Accettare la sfida: l’infertilità non è una colpa, ma una patologia. E’ bene elaborare la rabbia e la frustrazione con il supporto psicologico per evitare che lo stress aumenti     e diventi un ostacolo ulteriore

  2. Parlare del problema: bisogna parlarne, ma non a tutti: è necessario scegliere interlocutori che possano comprenderci

  3. Lavorare sul senso di colpa: è inevitabile che ci sia, ma non bisogna dargli corda!

  4. Chiedere aiuto: farsi supportare da uno specialista è importante affinche l’ansia non diventi ossessione e invada ogni momento della vita quotidiana

  5. Coltivare altri interessi: evitare di essere dominati da un unico pensiero, è importante mantenere vita sociale e coltivare interessi sia individuali che di coppia

  6. Informarsi sulle adozioni: anche se non è la scelta di questo momento è utile sapere cosa vuol dire, conoscere persone che lo hanno fatto, quali sono i passi

  7. Evitare lo stress: ricorrere a tecniche di rilassamento quali yoga o fare attività fisica per ridurre tensione nervosa e mantenersi in salute

Fonti

Ovadia D.: La ferita dell’infertilità, Mente e Cervello, Gennaio 2013

Cousineau T., Domar A.: Psychological Impact of infertility www.sciencedirect.com/science/journal

www.fiss.it