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Che cos’è la psicoterapia cognitiva

30 Ott
ottobre 30, 2013

LA TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Cenni teorici

La terapia cognitivo-comportamentale è un approccio psicoterapeutico che ha incorporato negli anni le tecniche comportamentiste, gli assunti cognitivisti, la prospettiva evoluzionista, la teoria dell’attaccamento, le osservazioni etologiche e le più recenti scoperte nell’ambito delle neuroscienze al fine di definire in maniera sempre più ampia ed esaustiva quegli schemi o costruzioni di senso patologici alla base del disagio psicologico del paziente.

Alla base della terapia cognitivo-comportamentale c’è una teoria generale che considera l’uomo come complessità data da una dotazione genetica definita, una storia di attaccamento con le figure rilevanti da cui scaturiscono schemi di gestione delle emozioni e delle relazioni; emozioni, pensieri e comportamenti a cui costantemente è chiamato a dare un senso nell’ambiente in cui vive.

Questa visione complessa e fluida dell’essere umano è ben riassunta nella teoria del “cervello tripartito” proposta da MacLean che ipotizza il cervello umano formato da una sovrapposizione di complesso “R”, rettiliano (tronco encefalico e gangli della base), sistema limbico (o archipallio) e neocorteccia. L’ipotesi che ne scaturisce è che l’apparato motivazionale dell’uomo comprende motivazioni “rettiliane”, più primitive, (alimentazione, esplorazione dell’ambiente fisico circostante, territorialità, predazione), motivazioni sociali “limbiche” (attaccamento, accudimento, accoppiamento sessuale e cura della prole, competizione per il rango, cooperazione paritetica) e motivazioni “neocorticali”, miranti a dare ordine e coesione a tutte le informazioni, conoscenze ed emozioni, fino a costruire una coerente visione di sé, degli altri e del mondo.

A partire da questa premessa teorica, appare chiaro che l’oggetto su cui opera la terapia cognitivo-comportamentale non è solo il sintomo da ridurre o modificare, ma il soggetto che si esprime con il sintomo. L’intervento sarà quindi orientato dapprima ad una presa in carico del sintomo ed in seguito, in un’ottica protettiva e di rafforzamento delle risorse dell’individuo, ad un’analisi dei significati personali del sintomo stesso. Tale percorso terapeutico deve essere valutato caso per caso e concordato con il paziente.

Applicazioni cliniche in ambito psicoterapeutico

Beck, in Terapia cognitiva della depressione. Torino: Bollati Boringhieri 1987 definisce la terapia cognitiva come “un metodo attivo, direttivo, limitato nel tempo e strutturato, che viene usato nella cura di vari disturbi psichiatrici (depressione, angoscia, fobie, dolori, ecc.)” e sottolinea come esso poggi su un fondamento logico-teorico per il quale gli affetti (emozioni) e il comportamento di un individuo sono in larga parte determinati dal suo modo di strutturare il mondo a partire da atteggiamenti o presupposti (schemi) nati da esperienze precedenti.

Nella terapia cognitiva si utilizzano varie strategie cognitive e comportamentali. Le tecniche cognitive sono finalizzate a delineare e collaudare i presupposti maladattivi del paziente ed in particolare a:

  • regolare i propri pensieri negativi automatici
  • riconoscere le connessioni tra cognizione, affetto e comportamento
  • sostituire i pensieri disfunzionali con quelli funzionali.

Le tecniche comportamentali comprendono tabelle o diari per l’automonitoraggio (dell’attività giornaliera, dell’alimentazione, ecc.); tabelle per annotare le sensazioni di bravura e piacere; assegnazione di compiti graduali.

Cenni di storia

La psicoterapia cognitiva è stata sviluppata negli Stati Uniti da Aron T. Beck, intorno alla fine degli anni sessanta. L’autore cercò di elaborare un modello di intervento clinico che tenesse conto della stretta relazione esistente tra pensieri ed emozioni. Questo modello fu denominato dallo stesso autore “terapia cognitiva”, in quanto la pratica clinica evidenziava che la sofferenza delle persone era direttamente collegata ai pensieri. Il pensiero diventa quindi, per Beck,se sia “il problema psicologico fondamentale”, sia “il suo rimedio psicologico”.

Tale approccio, quindi, si distaccava dalla psicoanalisi classica che, al contrario, riteneva che le origini della sofferenza psicologica andassero ricercate soltanto nell’inconscio della persona. Oggi il modello terapeutico di Aron T. Beck è denominato terapia cognitiva standard per distinguerlo da altri tipi di terapia cognitiva nati successivamente, come ad esempio il costruttivismo di George Kelly, la terapia razionale-emotiva di Albert Ellis, la terapia multimodale di Arnold Lazarus, il modello teorico di Michael Mahoney ed il cognitivismo post-razionalista di Vittorio Guidano.

Che cos’è la psicoterapia cognitiva

La psicoterapia cognitiva è una forma di terapia psicologica basata sull’assunto che vi sia una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti e che i problemi emotivi siano influenzati da ciò che pensiamo e facciamo nel presente.

Più precisamente, è scientificamente acquisito che le nostre reazioni emotive e comportamentali sono determinate dal modo in cui interpretiamo le varie situazioni, quindi dal significato che diamo agli eventi. Perché interpretiamo gli eventi? La spiegazione che fornisce la teoria cognitiva è che le persone cercano di dare un senso a ciò che le circonda e si organizzano l’esperienza per non essere sopraffatte dalla grande quantità di stimoli a cui sono sottoposte ogni giorno. Con il passare del tempo le varie interpretazioni portano ad alcuni convincimenti e apprendimenti, che possono essere più o meno aderenti alla realtà e più o meno funzionali al benessere della persona. Il modello cognitivo sostiene che ci sono tre livelli di cognizioni:

  • convinzioni profonde o core beliefs o schemi cognitivi;
  • convinzioni intermedie;
  • pensieri automatici.

Le convinzioni profonde (o core beliefs o schemi cognitivi) sono delle strutture interpretative di base con cui la persona rappresenta se stesso e gli altri e organizza il suo pensiero. Questi pensieri sono, più globali, rigidi e ipergeneralizzati rispetto alle altre forme di cognizione. Essi possono riguardare noi stessi (schema di sé), gli altri (schema dell’altro) e la relazione di sé con l’altro (schema interpersonale).

Le convinzioni intermedie sono delle idee o interpretazioni su noi stessi, sugli altri e sul mondo che ci permettono di organizzare l’esperienza, prendere decisioni in tempi brevi e orientarci nelle relazioni con le altre persone.

I pensieri automatici, infine, sono le cognizioni più vicine alla consapevolezza conscia e sono delle parole, piccole frasi o immagini che attraversano la mente della persona ad un livello più superficiale .

A cosa serve

Alcune volte le convinzioni che abbiamo su noi stessi, sugli altri o sul mondo possono essere disfunzionali, cioè producono sofferenza. Il modello cognitivo ipotizza che il pensiero distorto e disfunzionale sia comune a tutti i disturbi psicologici e che sia il responsabile del protrarsi delle emozioni dolorose e della sintomatologia del paziente.

In alcuni casi, infatti, il pensiero distorto e disfunzionale può portare allo sviluppo di circoli viziosi di pensieri, emozioni e comportamenti che alimentano un sintomo e che mantengono la sofferenza nel tempo. Le emozioni negative intense (es. elevati livelli di tristezza, vergogna, colpa o ansia) possono essere così dolorose e invalidanti da interferire con le capacità della persona di pensare chiaramente alla soluzione del problema.

Possiamo considerare i disturbi emotivi, dunque, come il prodotto di circoli viziosi che mantengono i sintomi nel tempo.

La terapia cognitiva, pertanto, interviene sui pensieri automatici negativi, sulle convinzioni intermedie e sugli schemi cognitivi disfunzionali al fine di regolare le emozioni dolorose, interrompere i circoli viziosi che mantengono la sofferenza nel tempo e creare le condizioni per la soluzione del problema. Gli studi scientifici sul trattamento dei disturbi emotivi indicano che se si ottiene una modificazione profonda delle convinzioni si hanno meno probabilità di ricaduta in futuro.

“…La psicoterapia cognitiva è un metodo attivo, direttivo, limitato nel tempo e strutturato , che viene usato nella cura di vari disturbi (depressione, angoscia, fobie, ansia, dolori, ecc.). Esso poggia su un fondamento logico-teorico per il quale gli affetti e il comportamento di un individuo sono in larga parte determinati dal suo modo di strutturare il mondo….”

Aaron T. Beck

La psicoterapia cognitiva è:

  • Pratica e concreta. Lo scopo della terapia si basa sulla risoluzione dei problemi psicologici concreti. (riduzione dei sintomi depressivi, delle fobie, delle compulsioni)
  • Centrata sul “qui ed ora”. Mira ad ottenere dei cambiamenti positivi, ad aiutare il paziente a uscire dalla trappola piuttosto che a spiegargli come ci è entrato
  • A breve termine. La durata della terapia varia di solito dai tre ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale
  • Orientata allo scopo. Il terapeuta cognitivo-comportamentale collabora con il paziente per stabilire gli obbiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con il paziente stesso un piano di trattamento
  • Attiva e collaborativa. Il terapeuta svolge un ruolo attivo nella soluzione dei problemi del paziente. Paziente e terapeuta lavorano insieme per capire e sviluppare strategie adattive
  • Scientificamente fondata. E’ stato dimostrato che la PCC è efficace almeno quanto gli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute.

psicoterapia-cognitiva

Perché la terapia cognitivo-comportamentale?

  • Perché ha una teoria dell’uomo (sistema complesso che ricerca significati)
  • Perché ha una teoria della sofferenza (il sintomo è il miglior modo che quel sistema ha trovato per stare al mondo)
  • Perché individua obiettivi chiari e definibili (aumentare le risorse dell’individuo nel fronteggiare situazioni stressanti, ampliarne gli schemi interpretativi)
  • Perché ha una elevata “validità interna” (agisce sul sintomo bersaglio)
  • Perché risponde a criteri di efficacia ed efficienza