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Il pane e le noci. La saggezza tra accettazione e rassegnazione.

23 Mag
maggio 23, 2017

Accettazione e rassegnazione sono sinonimi o sono concetti vicini ma molto differenti, come l’uomo e lo scimpanzè?

Proviamo a partire dalla saggezza popolare. C’è un proverbio del dialetto del basso Piemonte che recita “nus e pan, mangià da can, pan e nus, mangià da spus” (noci e pane, mangiar da cane, pane e noci mangiar da sposi). Sempre pane e noci sono, ma a seconda di come le parole sono disposte cambia il significato e l’atteggiamento verso quel pane e quelle noci. Il vecchio adagio contadino spinge a rassegnarsi ad un’alimentazione povera o invita a guardare con gioia quello che offre la tavola? Rassegnarsi o accettare?

pane e noci

Charles Pepin, rispondendo ad un lettore su Philosophie Magazine di Aprile, centra bene la questione e parte dall’esperienza dei genitori. Un genitori che cede alle richieste pressanti di un figlio, si rassegna, uno che dice “si” accetta. Accettare significa fare i conti con il fatto che non tutto è possibile, che esiste la realtà, i limiti e le difficoltà. Accettare significa accettare che io non sono perfetto, gli altri non sono perfetti, il mondo non è perfetto. La saggezza è imparare ad accettare ciò che impedisce, ciò che ostacola; imparare a guardare la difficoltà con interesse, con amore perfino.

La differenza tra accettazione e rassegnazione, continua Pepin, si gioca tutta nel rapporto con l’azione. Qual’è la conseguenza dell’accettazione e quale quella della rassegnazione? Per gli stoici accettazione è prerequisito dell’azione, è conoscenza dei limiti e delle difficoltà del contesto per poter agire. Bisogna accettare le forze del cosmo per poterle usare e fare. La rassegnazione è rassegnazione all’inazione, alla passività. E’ una passione triste poichè non consente di intravedere un cambiamento, di guardare oltre la difficoltà del momento. In ultima analisi, la rassegnazione è la tristezza dell’impossibilità ad agire,  l’accettazione porta con se una nota di gioia e speranza che accompagnano l’azione per il cambiamento.

Il nostro proverbio ci dice una cosa in più. Ci dice che non sempre si può agire sulle cose, ma si può agire anche sulle parole, perchè le parole creano mondi e scenari nei quali noi ci muoviamo con maggiore o minore facilità. Agire sulle parole ci permette di riconoscere la realtà di oggi, il pane e le noci, come una realtà gioiosa (mangiare da sposi) e non meschina (mangiare da cani) dalla quale dobbiamo partire, accettandola, se domani vogliamo provare a mangiare anche le uova e la gallina.

 

http://www.philomag.com/les-idees/on-parle-souvent-de-sagesses-dacceptation-mais-comment-savoir-sil-ne-sagit-pas-en-fait-de

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La fecondità dell’errore

31 Ott
ottobre 31, 2016

elefante

FRUSTRAZIONI, DIFFICOLTA’, SCONFITTE.

LA FECONDITA’ DELL’ERRORE

La nostra quotidianità è fitta di stop, di momenti che arrestano il percorso e ci obbligano a fermarci.

Usiamo questi momenti per prendere fiato, per riflettere, per “starci dentro”.

Alla fine può servire. E, comunque le alternative, arrabbiarsi, intristirsi, sentirsi in colpa, maledire il destino e gli altri, in fondo, sono tutte peggiori.

L’ultimo numero di Philosophie Magazine è dedicato a questo: “come superare le frustrazioni”.

Martin Legros ci porta per mano ad esplorare il pensiero di Charles Pepin, l’autore di Les Vertus de l’echec (che possiamo tradurre con Le virtù della sconfitta), e a riflettere su quanto siamo orientati alla riuscita e quanto ci costi la sconfitta.

Ognuno di noi vuole farcela, per piccolo o grande che sia il progetto. Viviamo la sconfitta con umiliazione e dolore. Riuscire rafforza l’autostima, perdere ci abbatte. La riuscita conferma i nostri progetti e la visione del mondo che abbiamo, lo scacco obbliga a fermarsi e, nel migliore dei casi, a rivedere le ipotesi di partenza.

E se il senso di noi, chi siamo veramente, non risiedesse nei successi, ma nelle sconfitte? o meglio, nel come vi abbiamo fatto fronte, nel come ne siamo usciti, nel come abbiamo iniziato la ricostruzione. Ognuno di noi ha in mente un fiasco, una sconfitta, una debacle. Ognuno di noi ha immagazzinato il malessere urente di quel momento. La solitudine e la rabbia di un treno che è passato. E su questo momento preciso Charles Pepin suggerisce di fermarci. C’è della fecondità nella sconfitta, perchè la sconfitta è parte integrante della vita reale, nostra, e delle persone che ammiriamo per i loro successi. Cosa insegnano le persone di successo? che la sconfitta, compresa e accettata, è stato un momento necessario nel loro percorso.

Charles De Gaulle, Steve Jobs, JK Rowling, sono esempi di  succcessi dopo la sconfitta.

E’ la nostra cultura che non valorizza l’errore perchè non valorizza il rischio, o perchè l’errore è sinonimo di colpa, di scarsa applicazione, di inadeguatezza tout court?

Nel leggere i nostri errori siamo spesso portati a cercare il colpevole, gli altri, il destino, noi stessi. Alla lunga questo atteggiamento è distorcente perchè ci coinvolge troppo, o troppo poco, e alla fine, ci impedisce di guardare all’errore per quel che è: un incidente di percorso, non un metro per giudicarsi.

Per non correre il rischio di essere assolutori o eccessivamente partigiani dell’errore, Philosophie Magazine suggerisce di guardare ai grandi pensatori. Aristotele e San Tommaso suggeriscono di vedere l’errore come la misura della difformità tra i nostri desideri e le nostre capacità. Non è una colpa cercare di migliorarsi e volere di più, bisogna provare e, se necessario, correggere la mira. Per Nietzsche, ciò che non mi uccide, mi fortifica, tutto è esperienza, anche gli errori e i percorsi che mi hanno portato agli errori, superarli è segno di forza. Hegel e Sartre vedono la capacità di superare le sconfitte come una manifestazione della perseveranza.

Di fronte ad una sconfitta, ad un arresto improvviso del nostro progetto, ecco ciò che è utile dirsi per guardare avanti (attenzione, il progetto in questione potrebbe essere una dieta, una gara, un esame, un lavoro, ecc.):

  • la sconfitta è un’occasione per ridefinire il progetto
  • ogni progetto ha bisogno di momenti di monitoraggio (come stiamo andando?) e ridefinizione (cambiamo qualcosina, che è meglio)
  • la sconfitta obbliga a questa revisione in una maniera brusca e a volte dolorosa….ma stiamo sempre parlando del progetto!
  • il nostro progetto coinvolge noi come persone, ma attenzione a darci affrettatamente giudizi di valore: abbiamo subito una sconfitta, non vuol dire che siamo dei brocchi!!
  • facciamoci piuttosto qualche domanda, a volte filosofare aiuta
  • mi sono chiesto troppo?
  • mi sono impegnato abbastanza?
  • volevo dimostrare qualcosa a me stesso?
  • volevo dimostrare qualcosa a qualcun altro?
  • ho sottovalutato l’ambiente (avversari, professori, situazioni a rischio…)
  • mi sono sopravvalutato in quella situazione?
  • ho avuto paura?
  • mi sono agitato?
  • respiriamo profondamente, sospendiamo il giudizio e guardiamoci con benevolenza. La sconfitta brucia, dobbiamo essere i primi a volerci bene.
  • Volersi bene è il primo passo per partire a rivedere cosa è successo

 

Le domande possono essere tantissime, ogni persona in ogni situazione ne potrebbe trovare parecchie, questo è il senso della fecondità dell’errore.

L’errore apre una porta su di noi, su come siamo e su come ci sentiamo. E’ un’occasione per ascoltarci, approfittiamone!

per approfondimenti: http://www.philomag.com/

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REGOLE MINIME DI SOPRAVVIVENZA ALIMENTARE PER PERSONE AFFETTE DA FAME NERVOSA

29 Dic
dicembre 29, 2015

REGOLE MINIME DI SOPRAVVIVENZA ALIMENTARE PER PERSONE AFFETTE DA FAME NERVOSA

Cos’è la fame nervosa?

Possiamo provare a definirla come un comportamento inadeguato (dal punto di vista della salute sia fisica che psicologica) determinato da un bisogno intenso e urgente in persone altrimenti razionali e sensate.

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La fame nervosa ha una soluzione semplice? certo che no! essendo un comportamento che ha motivazioni e significati importanti, anche se difficilmente evidenti per chi lo attua, non ha una soluzione semplice….ma poichè spesso è prodotto di una routine cui difficilmente si pone attenzione, può essere interessante un elenco di suggerimenti per la vita quotidiana.

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Fare la spesa
1. prima di fare la spesa fatti una lista dei cibi da acquistare e cerca di non deviare da quel che hai scritto. Cerca di non farti tentare dalle promozioni e dalle offerte in campo alimentare
2. cerca di non farti tentare da confezioni extra large
3. evita gli assaggi gratuiti nei negozi, nelle fiere o nei centri commerciali
4. al supermercato fai la spesa con la sporta o la borsa (se la devi reggere ci metti meno roba!) o con un cesto piccolo. Se puoi evita il carrello perchè un grande spazio che non ha peso tende ad essere riempito (solitamente con oggetti di scarsa utilità….se non segui il punto 1)

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L’aperitivo
1. bevi un analcolico
2. fatti un piattino con i cibi che hai scelto e mangia solo quello. Se il locale non prevede piattini…raccogli gli appetizer su un tovagliolino
nb. l’aperitivo è un’occasione per parlare, non per mangiare
nb bis. creati un contesto personale (piattino o tovagliolino). E’ più facile controllare quello che hai nel piattino che l’intero buffet!
Gestione delle quantità e dei pasti
1. non mangiare tutto ciò che c’è nel piatto, ma prova a decidere in anticipo la porzione giusta
2. quando prepari un pasto decidi qual’è la porzione giusta per ogni commensale. Non usare il pacco intero automaticamente
3. serviti una sola volta
4. decidi la quantità di cibo che ti servirai e attieniti a quella

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Gestione delle scorte
1. elimina l’acquisto frequente ed abituale di “cibi tentatori” (evita, se puoi, di trovare la scusa “vengono i nipoti” oppure “non li compro per me, ma per i figli” oppure “non posso avere ospiti e non ho nulla da offrire”)
2. evita di comprare “cibi tentatori” per occasioni non ben definite
3. Cerca di stoccare i “cibi tentatori” in zone della casa di non facile accesso (dispensa, cantina, garage)
4. mantieni snack free alcuni luoghi “a rischio”: la postazione di lavoro, il cassetto dell’auto
nb: “cibi tentatori” sono cioccolata (nelle diverse forme, spalmabile, a stecca, cioccolatini), snack dolci o salati, patatine, caramelle, biscotti, arachidi, noccioline, pistacchi, gelato, grissini, taralli, focaccia….tutto ciò che coniuga calorie in eccesso, facilità di assunzione, intensità di gusto, ridotta capacità di saziare.

Situazioni inattese di esposizione al cibo e alimentazione soprapensiero
1. cerca di non mangiare o di non avvicinare cibo alle labbra solo perchè è disponibile o avanza
2. non mangiare direttamente dal frigo o dalla dispensa
3. non mangiucchiare mentre cucini (con la scusa di dover assaggiare se è giusto di sale…)
4. non mangiucchiare mentre ti prepari un panino
5. quando mangi un cibo accattivante e tentatore, cerca di determinare in anticipo la quantità giusta, attieniti a quella e riponi quel che resta in un luogo di difficile accesso (ciò non vuol dire che te lo devi nascondere, è sufficiente che non sia a portata di mano)
6. cerca di evitare di mangiare pane o grissini durante i pasti principali
7. evita di mangiare gli avanzi tuoi e altrui (con buona pace della regola della nonna che voleva il “piatto pulito”)
8. prova ad abituarti a lasciare sempre qualcosa nel piatto (sempre con buona pace della regola della nonna che voleva il “piatto pulito”).

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Il rischio è…..Mangiare senza pensare
1. limita l’assunzione di cibo ai pasti principali e riduci gli spuntini a due/tre al giorno
2. evita di mangiare mentre guardi la TV, leggi o guidi l’auto
3. evita di mangiare durante attività connesse al lavoro (mentre sei al pc, durante una riunione o una telefonata)
4. prenditi almeno 20 minuti per i pasti principali
5. cerca di avvertire la sensazione di sazietà e prova a fermarti quando la percepisci
6. smetti di mangiare quando ti senti sazio e soddisfatto, anche se non hai ancora terminato il piatto.

Mangiare fuori o al fast-food
1. scegli in anticipo tipo e porzione di ciò che mangerai
2. ordina al massimo due piatti oppure condividine uno o più con qualcun’altro
3. se c’è la possibilità di scegliere tra tipologia di porzioni, scegli la più piccola
4. se il pasto è a buffet, scegli il piatto più piccolo…ne mangerai comunque un piatto

(per approfondimenti: Maartje P. Poelman, Emely de Vet, Elizabeth Velema, Jacob C. Seidell, Ingrid H.M. Steenhuis Behavioural strategies to control the amount of food selected and consumed Appetite 72 (2014) 156–165).

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0195666313003978

 

 

Lo stress tentatore: perchè perdiamo il controllo quando siamo sotto stress

22 Dic
dicembre 22, 2015

Ieri ho ricevuto una telefonata. Mi hanno detto una cosa che mi ha colpito, ma non c’era nulla di immediatamente pericoloso. Improvvisamente ho iniziato a pensare che da quell’evento sarebbe potuta avvenire una tragedia, avrei potuto perdere il lavoro e miei affetti. Ho sentito un vuoto enorme dentro. Per la prima volta dopo tanto tempo mi è venuta voglia di riempirmi, di mangiare.stresspc

Perchè mangiamo se siamo stressati?

Perchè il cibo rappresenta una buona soluzione quando siamo arrabbiati o tesi o sotto pressione?

Perchè questo succede anche quando, pur non essendo ancora successo nulla, il nostro cervello “vede” già che la situazione sarà catastrofica?

Una ricerca dell’università di Zurigo* pubblicata da Neuron affronta il tema in maniera creativa e fornisce ipotesi di significato.

I ricercatori hanno sottoposto alcune persone ad uno stimolo stressante (immergere la mano in acqua ghiacciata) mentre ad altre è stato presentato uno stimolo neutro. Subito dopo è stato chiesto quale cibo volevano consumare a fine esperimento.

Non tanto sorprendentemente “gli stressati” hanno operato scelte a favore di cibi meno sani e più saporiti: all’aumentare del cortisolo in circolo (che segnala l’intensità dello stress), maggiore è la propensione per cibi stuzzicanti, piacevoli, gustosi.

Perchè questo succede? l’ipotesi dei ricercatori fa riferimento ad aspetti evolutivi e pone l’accento sul fatto che quando siamo sotto stress la nostra attenzione è focalizzata sul presente, sulla necessità di tollerare una situazione critica (a livello fisico o psicologico). L’autocontrollo, quella funzione che ci permette di posticipare la gratificazione e di pianificare a medio lungo termine una strategia comportamentale, viene meno poichè è prioritario gestire l’emergenza del presente. E allora il cibo sembra rappresentare un ottimo “doping” per stare nello stress e superare la difficoltà con il necessario sangue freddo.

Se poi teniamo presente che lo stress è “un attivazione psicofisiologica di fronte ad un pericolo reale o presunto” ecco spiegato come mai, anche se la situazione non è ancora catastrofica, spesso la viviamo come tale grazie ad un susseguirsi di pensieri che concorrono a disegnare la tragedia temuta.

Come fare?

Spesso, come ricorda Bruno Bara citando un maestro zen, disegnamo una tigre e ne abbiamo paura.

Spesso, quindi, il nostro cervello tende a catastrofizzare (un evento, un gesto, un tono di voce, una notizia) e la reazione di stress non fa altro che amplificare la paura che ci risuona nella testa.

Un bel respiro, uno stacco dalla situazione contingente, ci permette di guardare le cose dalla giusta distanza e di operare in una maniera meno rischiosa (soprattutto per noi).

Non c’è nulla, almeno nella vita quotidiana della maggior parte della gente, che non possa essere ritardato di quei pochi istanti necessari a prendere un respiro prima di agire. Il guaio è che non ci siamo abituati.

 

 

 

*Acute Stress Impairs Self-Control in Goal-Directed Choice by Altering Multiple Functional Connections within the Brain’s Decision Circuits

Silvia U. Maier, Aidan B. Makwana, Todd A. Hare
Neuron, Vol. 87, Issue 3, p621–631
Published in issue: August 05, 2015

La chirurgia bariatrica

21 Nov
novembre 21, 2015

lap sleeve

Vista da fuori, la scelta della chirurgia bariatrica per affrontare l’obesità, può sembrare una scorciatoia.
Da un punto di vista medico, la chirurgia bariatrica è la soluzione che garantisce i risultati migliori per l’obesità grave.
Dal punto di vista del paziente, la chirurgia bariatrica rappresenta un orizzonte che, al tempo stesso, alletta e spaventa. Può essere la soluzione definitiva dopo anni di ricerche e tentativi, ma è pur sempre un intervento chirurgico, che richiede un iter di preparazione, un ricovero, l’anestesia generale, un periodo di convalescenza e rialimentazione.
Per certi versi la chirurgia bariatrica obbliga la persona obesa a guardare in faccia la propria condizione patologica, a non sottovalutarne gli effetti a lungo termine sulla salute, a considerarne la complessità medica. Dal vertice opposto, l’opzione bariatrica rischia di essere interpretata come una bacchetta magica, come la soluzione che elimina il senso di fame, che finalmente mi consentirà di diventare come ho sempre sognato e non sono mai stato.
Quel che è certo è che la chirurgia bariatrica è una cosa seria. E’ un’esperienza che segna la storia di una persona obesa; è una possibilità che va valutata, considerata, inserita con attenzione e competenza nel percorso di cura.
Un intervento di chirurgia bariatrica rientra nella prevenzione terziaria che consente di gestire adeguatamente una malattia già esistente, di solito cronica, per prevenire un’ulteriore perdita funzionale. Il trattamento della malattia é aumentato mediante l’impiego di pratiche, linee guida e protocolli specifici per la malattia (p. es., quelli pubblicati dall’agenzia per l’assistenza e la ricerca sanitaria)(Manuale Merck di Geriatria). La prevenzione terziaria fa perno sul concetto di riabilitazione come percorso volto al recupero della maggiore autonomia possibile per il miglioramento della qualità della vita del paziente.
Come ogni atto riabilitativo la chirurgia bariatrica ha bisogno di un contesto appropriato, un contesto composto da più professionalità in grado di agire assieme per il bene del paziente e che proponga un percorso che si estenda nel tempo in grado di rispondere alle richieste di salute differenti che una persona con obesità può porre.
Gli Standard Italiani per la Cura dell’Obesità S.I.O. / A.D.I. 2012 / 2013 raccomandano infatti che

Il trattamento chirurgico bariatrico è uno dei possibili approcci terapeutici all’obesità e dovrebbe quindi essere eseguito in centri che possano offrire un adeguato livello di inquadramento diagnostico dell’obesità e delle patologie correlate e che possano erogare anche trattamenti non chirurgici dell’obesità. La chirurgia bariatrica deve essere eseguita in strutture dedicate che posseggano le competenze ed i requisiti necessari. I requisiti minimi per l’organizzazione di un centro di chirurgia bariatrica sono:
1. creazione di un’équipe multidisciplinare dedicata,
2. personale medico e paramedico dedicato, con competenze culturali e tecniche specifiche,
3. inquadramento clinico diagnostico e selezione dei malati secondo criteri di appropriatezza,
4. minimo programma operatorio garantito,
5. attrezzature tecniche adeguate all’assistenza del paziente con grave obesità,
6. assistenza post-operatoria,
7. gestione delle complicanze precoci e tardive,
L’équipe multidisciplinare (medico esperto nella gestione dell’obesità, psicologo o psichiatra, nutrizionista e/o dietista, chirurgo bariatrico ed anestesista)rappresenta secondo tutte le linee guida un requisito fondamentale del centro per un approccio globale al paziente. L’équipe si deve far carico della selezione dei malati, della valutazione del tipo di intervento più idoneo, dell’individuazione dei casi complessi ai quali dedicare percorsi particolari, della verifica dell’andamento dei follow up. Dal punto di vista logistico il centro deve essere dotato dei presidi e delle attrezzature necessarie a garantire una corretta e sicura assistenza al paziente con grave obesità a livello ambulatoriale, a livello del reparto di degenza, a livello di diagnostica
strumentale e a livello di sala operatoria. è importante che sia garantita la disponibilità di strutture di terapia intensiva post-operatoria e/o rianimazione.

Quadro generale delle tecniche chirurgiche e criteri di scelta dell’intervento
Tecniche chirurgiche (Standard Italiani per la Cura dell’Obesità S.I.O. / A.D.I. 2012 / 2013)
Gli interventi chirurgici attualmente suffragati da dati di letteratura comprendenti casistiche suffcientemente ampie e follow-up adeguatamente prolungato sono i seguenti:

1. Interventi che limitano l’introduzione del cibo:
a) ad azione prevalentemente meccanica (interventi restrittivi):
– bendaggio gastrico regolabile
– gastroplastica verticale
– sleeve gastrectomy
b) ad azione prevalentemente funzionale:
– bypass gastrico e varianti
2. Interventi che limitano l’assorbimento dell’energia:
– diversione biliopancreatica sec. Scopinaro
– duodenal switch

Bendaggio gastrico
Il bendaggio gastrico consiste nel posizionamento di una benderella dotata di camera pneumatica attorno alla parte superiore dello stomaco, in regione sottocardiale, creando una tasca gastrica prossimale di dimensioni molto ridotte. Alla camera pneumatica è collegato un tubo in silicone che
termina con un serbatoio che viene posizionato a livello sottocutaneo nella parete addominale e che permette la regolazione percutanea del calibro del bendaggio. L’intervento non modifica in modo definitivo l’anatomia dello stomaco ed è quindi completamente reversibile. Il bendaggio gastrico
provoca un senso di sazietà precoce che riduce la quantità di cibo introdotto.
Le complicanze operatorie gravi sono molto rare (0.2%) e la mortalità operatoria molto bassa (<0.1%). Le principali complicanze postoperatorie specifiche sono rappresentate da migrazione del bendaggio all’interno dello stomaco (<1%), dilatazione della tasca gastrica e scivolamento del bendaggio
(3%), deconnessione del port e/o del catetere con perdita di tenuta del sistema (3%). I risultati in termini di calo ponderale sono valutabili intorno al 40-50% dell’eccesso di peso. I risultati in termini di calo ponderale a lungo termine sono dipendenti in grado elevato dal comportamento alimentare
del paziente e vi è un significativo numero di casi in cui si verifica ripresa ponderale

Sleeve Gastrectomy
è un intervento almeno parzialmente restrittivo che consiste nella sezione dello stomaco con rimozione di circa i 2/3 di esso. La sezione avviene parallelamente alla piccola curva in modo da creare uno stomaco di forma tubulare. L’intervento mira a ridurre drasticamente la quantità di cibo che può essere ingerita e provoca un senso di sazietà precoce. Tuttavia, la rimozione di una parte significativa dello stomaco e/o la modificazione della velocità di transito gastrico causano anche modificazioni della secrezione di enteroormoni ad azione di regolazione sul bilancio energetico e sul metabolismo
glucidico. L’intervento è stato inizialmente introdotto come primo tempo di interventi successivi più complessi (duodenal switch) nei pazienti con gravi problemi cardio-respiratori e con BMI elevati, ma viene oggi proposto anche e prevalentemente come intervento isolato. La mortalità operatoria è
circa dello 0.2% ed è specificamente sostenuta dalla creazione di fistole lungo la lunga sutura gastrica. Le principali complicanze postoperatorie specifiche sono rappresentate da dilatazione dello stomaco residuo e reflusso gastro-esofageo. I risultati in termini di calo ponderale sono valutabili intorno
al 60% dell’eccesso di peso. Non vi sono ancora risultati a lungo termine, ma è possibile vi sia un significativo numero di casi in cui si verifica ripresa ponderale ed in cui può essere richiesto il completamento dell’intervento mediante una procedura di revisione

Bypass gastrico
L’intervento consiste nella creazione di una tasca gastrica prossimale di 15-20 cc esclusa dalla restante porzione dello stomaco. A questa neotasca viene collegato il digiuno, andando quindi ad escludere dal transito degli alimenti la restante parte dello stomaco ed il duodeno. Il calo ponderale avviene in parte mediante un meccanismo restrittivo, ma anche a seguito della modificazione della secrezione di entero-ormoni ad azione di regolazione sul bilancio energetico e sul metabolismo glucidico. Può partecipare
alla determinazione del calo ponderale la presenza di una dumping syndrome a seguito dell’assunzione bevande e/o cibi dolci. Non vi è un significativo malassorbimento per i macronutrienti (lipidi, glicidi, protidi) ma vi è un certo grado di malassorbimento per alcuni micronutrienti (Ca, Fe e VitB12).
Le complicanze operatorie gravi sono intorno al 2% e la mortalità operatoria è circa 0.5%. Le principali complicanze postoperatorie specifiche sono rappresentate da fistola anastomotica (1%), stenosi anastomotica (1.5%), ulcera anastomotica (3%), ernie interne (3%). Le possibili complicanze nutrizionali sono rappresentate da anemia multifattoriale (più frequentemente microcitica sideropenica) e da osteoporosi/osteomalacia. La prevenzione delle complicanze nutrizionali richiede supplementazione continuativa o periodica di durata indefinita (polivitaminici, calcio, vitamina D, vitamina B12 e ferro). I risultati in termini di calo ponderale sono valutabili intorno al 55-65% dell’eccesso di peso. Il calo ponderale è rapido nel primo anno. Le modificazioni della secrezione di ormoni dell’asse entero-insulare permette un rapido e specifico effetto di miglioramento del compenso metabolico nel paziente con diabete tipo 2.

Diversione biliopancreatica sec. Scopinaro
è il capostipite degli interventi a meccanismo prevalentemente malassorbitivo e consiste nella riduzione del volume dello stomaco mediante gastrectomia subtotale e nel confezionamento di una derivazione interna intestinale, con confezionamento di una ansa alimentare di 250 cm e di
una lunga ansa cieca bilio-digestiva che si abbocca alla precedente a 50 cm dalla valvola ileo-cecale. Viene quindi provocato un malassorbimento di alcuni principi nutritivi, ed in particolare dei grassi alimentari. Le complicanze operatorie gravi sono intorno al 5% e la mortalità operatoria è circa dell’1%. Le principali complicanze chirurgiche postoperatorie “specifiche” sono rappresentate
da ulcera peptica post-anastomotica (incidenza 3.4%), stenosi anastomotica, occlusione dell’ansa bilio-digestiva, ernie interne. Le complicanze nutrizionali, legate al meccanismo d’azione dell’intervento, sono più frequenti che nel bypass gastrico e comprendono malnutrizione proteicocalorica, anemia multifattoriale, demineralizzazione ossea, complicanze da deficit di vitamine liposolubili. La prevenzione delle complicanze nutrizionali richiede un adeguato apporto nutrizionale di proteine e una supplementazione continuativa o periodica di durata indefinita (polivitaminici, calcio, vitamina D, vitamina B12 e ferro). Sono frequenti sintomi da malassorbimento (diarrea, alitosi, flatulenza maleodorante) e complicanze proctologiche (emorroidi, ragadi, ascessi e fistole anali). I risultati in termini di calo ponderale sono valutabili intorno al 65-75% dell’eccesso di peso e sono molto stabili nel tempo. Le modificazioni della secrezione di ormoni dell’asse entero-insulare unitamente al malassorbimento lipuidico permettono uno spiccato effetto di miglioramento del compenso metabolico nel
paziente con diabete tipo 2.

Duodenal Switch
è una variante della diversione biliopancreatica che consiste nella parziale riduzione del volume dello stomaco (mediante sleeve gastrectomy), nella conservazione del piloro e dei primi 3-4 cm di duodeno e nel confezionamento di una derivazione interna intestinale, con confezionamento di una ansa alimentare di 250 cm e di una lunga ansa cieca bilio-digestiva che si abbocca alla precedente a 50-100 cm dalla valvola ileo-cecale. L’anastomosi con l’ansa alimentare che nella diversione biliopancreatica classica è gastrodigiunale diventa in questo caso duodeno-digiunale e sub-pilorica, nel tentativo di limitare gli effetti collaterali dell’intervento. Meccanismo d’azione,
mortalità, complicanze tardive chirurgiche e nutrizionale e risultati sono analoghi a quelli ottenibili con la diversione biliopancreatica classica.

Per tutti gli interventi di chirurgia dell’obesità è stata dimostrata la fattibilità per via laparoscopica. L’approccio laparoscopico dovrebbe essere considerato di prima scelta in chirurgia bariatrica. Dati provenienti da studi prospettici randomizzati hanno dimostrato che l’approccio laparoscopico è vantaggioso rispetto a quello open in termini di miglior decorso postoperatorio e di riduzione delle complicanze.

Bilancia

Angelina Jolie è sottopeso. Magari parliamo anche di questo?

26 Mar
marzo 26, 2015

Angelina Jolie: altezza cm 173, peso kg 52, BMI (indice di massa corporea) 17.39 (fonte: healthyceleb.com).
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Angelina Jolie è sottopeso. Magari parliamo anche di questo? Angelina è protagonista per una scelta radicale, asportazione di seno e ovaie per scongiurare il rischio di tumore, davvero elevato (87%), cui è sottoposta.
Una scelta di salute accolta da molti specialisti come una nuova frontiera della prevenzione dei tumori. Angelina ha sei figli, tre partoriti da lei e tre adottivi, 39 anni, ha svolto la propria “carriera” biologica di continuazione della specie. Può pensare alla propria salute in maniera consapevole. Ma può una scelta di salute compiuta da una donna evidentemente sottopeso essere presa come esempio?
I siti di gossip americani e inglesi imputano la perdita di peso della Jolie al lavoro svolto durante le riprese del suo ultimo film, Unbroken, storia di un soldato statunitense durante la seconda guerra mondiale disperso su un isola del Pacifico. Si dice che Angelina abbia voluto mostrare la vicinanza agli attori privandosi del cibo e soffrendo con loro.
Grande passione e dedizione al lavoro, utilizzo del corpo come dimostrazione della propria capacità di soffrire e tollerare le privazioni, tensione a mostrarsi come esempio attraverso scelte sul corpo, tutto sembra deporre per una ricerca di affermazione personale attraverso la trascendenza del corpo, attraverso il dominio sul corpo, sulla malattia, sulla sofferenza.
Il privato è politico. Il nostro corpo, come lo esponiamo nel grande teatro dei media, vip o social, è la nostra affermazione di come siamo. Una star, una donna star del cinema, è prima di tutto il suo corpo. Con il suo corpo comunica e seduce, afferma se stessa e la propria idea di mondo. Il corpo di Angelina rimanda ad un’idea di mondo diversa da quella di Patty Smith, per esempio.
Angelina, prima di esser testimonial della nuova frontiera della prevenzione dei tumori, è magra. Troppo magra. E il suo corpo non può rappresentare una scelta sana di salute.
Sembra più una scelta coerente di controllo sul corpo, una scelta coerente di affermazione della propria capacità di prendere decisioni drastiche sul proprio corpo e di riuscire a piegarlo alla propria volontà.
La scelta di salute non può esser legata ad un intervento di asportazione, non può esser associata al coraggio. La salute è una scelta quotidiana di amore verso se stessi, di piccoli atti di attenzione, da quel che mangio a come mangio, dal fare movimento al guardarsi con benevolenza, al curarsi, all’assumere i farmaci giusti, ecc.
La scelta di salute può comprendere anche un intervento amputativo, lo sa chi è affetto da diabete o da obesità grave, che ha un senso se si inserisce in un percorso di attenzione e cura verso se stessi, in uno stile di vita sano e rispettoso delle proprie esigenze.
Angelina ha fatto un passo privato importante, ha detto che il cancro si può evitare ma, nell’esporla al mondo come una Giovanna d’Arco vittoriosa, i media stanno mostrando una donna magra che fatica nella quotidiana battaglia con il cibo e con la propria immagine corporea, una donna che contraddice con il proprio corpo quella scelta di salute che dice di aver compiuto.
Forse la battaglia di Angelina non è con il cancro, ma con il proprio corpo. Siamo sicuri che lei lo sappia, ma gli utenti mondiali dell’immagine di Angelina non lo sanno. E la stanno guardando come un corpo modello.
Cerchiamone altre di donne che hanno fatto quella scelta, portiamo la loro esperienza in primo piano. Angelina non ha bisogno di questa ribalta. Noi non abbiamo bisogno di questo modello di donna.

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