La fecondità dell’errore

31 Ott
ottobre 31, 2016

elefante

FRUSTRAZIONI, DIFFICOLTA’, SCONFITTE.

LA FECONDITA’ DELL’ERRORE

La nostra quotidianità è fitta di stop, di momenti che arrestano il percorso e ci obbligano a fermarci.

Usiamo questi momenti per prendere fiato, per riflettere, per “starci dentro”.

Alla fine può servire. E, comunque le alternative, arrabbiarsi, intristirsi, sentirsi in colpa, maledire il destino e gli altri, in fondo, sono tutte peggiori.

L’ultimo numero di Philosophie Magazine è dedicato a questo: “come superare le frustrazioni”.

Martin Legros ci porta per mano ad esplorare il pensiero di Charles Pepin, l’autore di Les Vertus de l’echec (che possiamo tradurre con Le virtù della sconfitta), e a riflettere su quanto siamo orientati alla riuscita e quanto ci costi la sconfitta.

Ognuno di noi vuole farcela, per piccolo o grande che sia il progetto. Viviamo la sconfitta con umiliazione e dolore. Riuscire rafforza l’autostima, perdere ci abbatte. La riuscita conferma i nostri progetti e la visione del mondo che abbiamo, lo scacco obbliga a fermarsi e, nel migliore dei casi, a rivedere le ipotesi di partenza.

E se il senso di noi, chi siamo veramente, non risiedesse nei successi, ma nelle sconfitte? o meglio, nel come vi abbiamo fatto fronte, nel come ne siamo usciti, nel come abbiamo iniziato la ricostruzione. Ognuno di noi ha in mente un fiasco, una sconfitta, una debacle. Ognuno di noi ha immagazzinato il malessere urente di quel momento. La solitudine e la rabbia di un treno che è passato. E su questo momento preciso Charles Pepin suggerisce di fermarci. C’è della fecondità nella sconfitta, perchè la sconfitta è parte integrante della vita reale, nostra, e delle persone che ammiriamo per i loro successi. Cosa insegnano le persone di successo? che la sconfitta, compresa e accettata, è stato un momento necessario nel loro percorso.

Charles De Gaulle, Steve Jobs, JK Rowling, sono esempi di  succcessi dopo la sconfitta.

E’ la nostra cultura che non valorizza l’errore perchè non valorizza il rischio, o perchè l’errore è sinonimo di colpa, di scarsa applicazione, di inadeguatezza tout court?

Nel leggere i nostri errori siamo spesso portati a cercare il colpevole, gli altri, il destino, noi stessi. Alla lunga questo atteggiamento è distorcente perchè ci coinvolge troppo, o troppo poco, e alla fine, ci impedisce di guardare all’errore per quel che è: un incidente di percorso, non un metro per giudicarsi.

Per non correre il rischio di essere assolutori o eccessivamente partigiani dell’errore, Philosophie Magazine suggerisce di guardare ai grandi pensatori. Aristotele e San Tommaso suggeriscono di vedere l’errore come la misura della difformità tra i nostri desideri e le nostre capacità. Non è una colpa cercare di migliorarsi e volere di più, bisogna provare e, se necessario, correggere la mira. Per Nietzsche, ciò che non mi uccide, mi fortifica, tutto è esperienza, anche gli errori e i percorsi che mi hanno portato agli errori, superarli è segno di forza. Hegel e Sartre vedono la capacità di superare le sconfitte come una manifestazione della perseveranza.

Di fronte ad una sconfitta, ad un arresto improvviso del nostro progetto, ecco ciò che è utile dirsi per guardare avanti (attenzione, il progetto in questione potrebbe essere una dieta, una gara, un esame, un lavoro, ecc.):

  • la sconfitta è un’occasione per ridefinire il progetto
  • ogni progetto ha bisogno di momenti di monitoraggio (come stiamo andando?) e ridefinizione (cambiamo qualcosina, che è meglio)
  • la sconfitta obbliga a questa revisione in una maniera brusca e a volte dolorosa….ma stiamo sempre parlando del progetto!
  • il nostro progetto coinvolge noi come persone, ma attenzione a darci affrettatamente giudizi di valore: abbiamo subito una sconfitta, non vuol dire che siamo dei brocchi!!
  • facciamoci piuttosto qualche domanda, a volte filosofare aiuta
  • mi sono chiesto troppo?
  • mi sono impegnato abbastanza?
  • volevo dimostrare qualcosa a me stesso?
  • volevo dimostrare qualcosa a qualcun altro?
  • ho sottovalutato l’ambiente (avversari, professori, situazioni a rischio…)
  • mi sono sopravvalutato in quella situazione?
  • ho avuto paura?
  • mi sono agitato?
  • respiriamo profondamente, sospendiamo il giudizio e guardiamoci con benevolenza. La sconfitta brucia, dobbiamo essere i primi a volerci bene.
  • Volersi bene è il primo passo per partire a rivedere cosa è successo

 

Le domande possono essere tantissime, ogni persona in ogni situazione ne potrebbe trovare parecchie, questo è il senso della fecondità dell’errore.

L’errore apre una porta su di noi, su come siamo e su come ci sentiamo. E’ un’occasione per ascoltarci, approfittiamone!

per approfondimenti: http://www.philomag.com/

philomagoct16

0 replies

Leave a Reply

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *