Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei è la frase tipica delle nonne che ti segnalano che stai frequentando delle cattive compagnie, che stai prendendo una piega sbagliata, che gli altri ti stanno influenzando in maniera negativa. Tu saresti un bravo ragazzo, una brava persona, ma le compagnie ti portano fuori strada.

Per la nonna tu sei bravo e puoi solo peggiorare, e le compagnie…sono sempre un po’ cattive.

Il senso comune, il buon senso sembra dirci “basta seguire le buone compagnie, le regole e sarai una persona all’onor del mondo” ma ha senso chiedersi, contro il senso comune, chi siamo e chi ci influenza. Perchè gli altri esistono e noi abbiamo le nostre caratteristiche.

E non viviamo in una campana di vetro, ma in una bolla sociale.

Chi siamo noi, e dove andiamo noi? a mezzanotte in pieno inverno ad Alessandria.  

Così cantava Paolo Conte e quante volte ti capita di chiedertelo, mentre passeggi, mentre guidi nella nebbia, sotto l’ombrellone in spiaggia, mentre sei in coda alla posta? Quante volte invece sono stati gli altri a definirti, a trovare somiglianze a individuare similitudini fisiche o caratteriali a cui mai avevi pensato? Quante volte hai trovato risposte? A volte le hai cercate nella sapienza popolare, nella genetica o nella cultura.

Sono come mio padre, sono come mia nonna, mi ha influenzato la professoressa di italiano, gli amici del campetto all’oratorio….però quell’incontro quando avevo 14 anni mi ha cambiato la vita….chi sono io?

Natura o cultura, siamo determinati dalla nascita o dall’ambiente. Cosa ci influenza la genetica o gli altri? O non ci influenza nessuno?

Jim Rohm, un conferenziere americano, dice che siamo una media delle 5 persone che frequentiamo di più.


You’re The Average Of The Five People You Spend The Most Time With

Prova a pensarci. Chi frequenti più spesso? moglie, marito, capo, colleghi, amici. E chi ci influenza? E per cosa?

Quante volte ti sarà capitato di dire….guarda un po’ lui o lei riesce a fare cose che a me non vengono, ha una naturalezza invidiabile.

L’invidia è quella sensazione che porta a constatare l’altrui prosperità e la nostra, contemporanea impossibilità a raggiungerla. Segnala un senso di mancanza, di privazione e di malanimo nei confronti di chi ha qualcosa che vorremmo.

Per fortuna l’essere umano può anche guardare ed imparare. In fondo siamo un sistema di conoscenza, alla continua ricerca di equilibrio e in costante modificazione. Un sistema immerso nelle relazioni, organizzato, anche dal punto di vista cerebrale (e tutta la ricerca sui neuroni specchio lo dimostra) verso gli altri. E gli altri ci influenzano. Ci influenzano maggiormente quelli significativi, quelli che per noi hanno una rilevanza, un’importanza, cui riconosciamo un ruolo nella nostra vita. E questo accade non solo se ne siamo consapevoli. Accade.

Perchè questo succede? Piaget diceva che apprendiamo per assimilazione e accomodamento, guardiamo gli altri, li imitiamo e facciamo nostri gli atteggiamenti degli altri, i comportamenti che funzionano. Come un vestito che non è del tutto nostro cerchiamo di farcelo stare comodo, di starci a nostro agio, così capita che un atteggiamento nel quale un po’ ci troviamo, che ci piace, che sentiamo simile, pian piano diventa nostro, lo assimiliamo.

Viviamo immersi negli altri, il mondo di oggi è un mondo social, gli altri spuntano dappertutto, con i loro commenti, le loro immagini, le loro storie. Essere influenzati è normale.

E’ importante arrivare ad essere consapevoli di questo meccanismo, a diventare sempre più capaci di capire quali competenze che vediamo negli altri ci piacciono e vorremmo fare nostre.

E’ una capacità che tutti abbiamo di migliorarci.

La nostra bolla sociale la possiamo costruire, attivamente.