Pronti per il covid di coppia? Attenti, forse ci siete già dentro e non ve ne siete accorti.

Cos’è? Non è un gioco erotico, né un’esperienza ad alto tasso di adrenalina. Non è una malattia, ma nemmeno uno stile di vita naturale.

Il Covid di coppia però è un’esperienza per certi versi estrema.

Forzati ad una convivenza inattesa ci si ritrova fianco a fianco con coniugi che avevamo smesso di conoscere nella quotidianità.

Ma anche lontani da amanti che ci garantivano un equilibrio emotivo o fisico, una via di fuga da una routine costringente.

La domanda di sessuologi e studiosi delle relazioni romantiche in questo periodo è la coppia è tra le vittime del covid?

Forse si, anche se Eros non dipende sempre da Ermes.

Intanto proviamo a destreggiarci tra i vari significati della parola coppia.

Esiste quella stabile, riconosciuta e riconoscibile, che condivide casa, spese, figli e vacanze, obbligata  in questo periodo alla convivenza e alla condivisione degli spazi, ai turni al supermercato, a fare didattica a distanza a progettare un futuro sospeso e con molte più incertezze di prima. Se possibile.

C’è quella informale, dei fidanzati ognuno a casa sua, magari a distanza, che è obbligata a esplorare una nuova dimensione della vicinanza attraverso piattaforme on line, a condividere aperitivi e cene facendo cin cin con lo schermo e a inventare forme di erotismo alternativo e un po’ più voyeristico. Ma che è anche obbligata a fare i conti con la morale e con la differente adesione alle norme di distanziamento sociale, con la gestione delle ansie e delle paure. E’ giusto trasgredire le regole nel nome dell’amore o del sesso oppure anche la coppia va sacrificata sull’altare della sicurezza generale?

C’è la coppia clandestina, che prima della quarantena abitava i ritagli di tempi creati dalle bugie piccole o grandi e che ora vegeta su qualche social o, più spesso, dorme, in attesa di tempi migliori.

E infine c’è la coppia occasionale, quella che si forma e si disfa in un attimo di eterno che non c’è grazie anche alla mediazione di app generose di possibilità.

Eva Illouz, una delle più grandi studiose della coppia, ha indagato approfonditamente come il contesto sociale ed economico abbia influenzato l’amore e il rapporto di coppia nell’ultimo secolo. Il modo in cui le persone stanno assieme e creano legami duraturi e rilevanti dal punto di vista emotivo e sociale è legato al mondo in cui viviamo, ai valori e alle gerarchie di un periodo.

Il nostro mondo, quello che abbiamo conosciuto ed abitato negli ultimi anni, globalizzato e spinto, fatto di viaggi, spostamenti, delocalizzazioni grandi o piccole, di scambi e piccole bugie è il mondo di Ermes, dio dello spostamento, dei crocicchi e dei commerci. Questo mondo si è fermato di colpo e tutto ciò che abitava quel mondo con lui. La vita di coppia si era adattata a quel mondo, cene, week end, distanze da colmare, stress per la mancanze e la scarsa attenzione del coniuge, possibilità di prendersi, ma anche di lasciarsi. Libertà apparentemente assoluta. La coppia del mondo di Ermes si è adattata a non coincidere con la casa e il focolare domestico ad andare oltre. Anche l’essere genitori ha seguito questo trend con l’enfasi posta sul tempo di qualità oltre che sul tempo passato con i figli tout court.

Il covid ha rivoluzionato tutto. Ha imposto che la coppia esiste se c’è una casa comune. Se questa manca, ci sono forme alternative, a distanza, virtuali. Ci vuole fantasia per reggere. Comunque.

In epoca di distanziamento sociale la coppia è quindi quella tradizionale, anello, casa, figli, mutuo, pranzi di famiglia. Il resto sembra essere attesa. Eros fa rima con casa?

Il covid di coppia è un gioco duro. Ma stimolante. Ci si ritrova fianco a fianco per molto più tempo. Gli spazi comuni diventano immediatamente stretti e quelle piccole idiosincrasie che prima erano sopportabili grazie a tempi non coincidenti rischiano di far franare tutto. Come fare a reggere? Intanto serve ricordare che questo è un periodo segnato da una pandemia, morte e malattia. A tratti può sembrare una vacanza in tempo di quaresima, uno scampolo di agosto in anticipo, ma nel fondo del nostro cuore c’è la paura. E’ inutile che ce la raccontiamo. E di fronte alla paura aiuta stare vicini, provare a comprendere le ansie dell’altro, che possono essere palesi, esagerate, immotivate o così nascoste da sembrare assenti. I sessi si distinguono bene in questo. Le femmine tendono a diventare più attente a pulizia, ordine e regole e i  maschi a rispondere con la solita insofferenza. Ma l’essere dentro una pandemia può aiutare di più a capirsi, a riconoscere le nostre paure nei comportamenti dell’altro e a provare a tranquillizzarci. A prenderci cura gli uni degli altri. Non possiamo scappare, non possiamo lasciarci, non possiamo andare via. Quel che possiamo fare è parlarci, starci vicino, ma anche fare cose assieme. Aiutarci. Questa è una scoperta inattesa. Possiamo condividere pezzi di routine di casa. Stendere, sparecchiare, ma non solo. Possiamo fare ginnastica seguendo una app o scegliere un film da vedere assieme. C’è anche il tempo per pensare a cosa ci diverte fare. Ballare? Cucinare? Arrabbiarci davanti alla TV? Fare un puzzle o giocare a carte?

E poi c’è Eros? Stanco, acciaccato, vivace, impaurito pian piano prova a riprendere uno spazio che è fatto di vicinanza fisica, carezze, riscoperta dei tempi dell’amore. Avere tempo a disposizione può essere un alleato interessante per la coppia in tempo di covid.

Il covid di coppia più che un gioco è una forma d’arte, un artigianato di pregio. Con frutti sorprendenti, come la sopportazione, l’arte di venirsi incontro, di riconoscere quello che si sente, ma di provare a dirlo in maniera comprensibile e che non risulti offensiva per l’altro. Quella che Amos Oz chiamava l’arte del compromesso: Sono sposato con la stessa donna da quarantadue anni: rivendico un briciolo di competenza, in fatto di compromessi. Permettetemi allora di aggiungere che quando dico compromesso non intendo capitolazione, non intendo porgere l’altra guancia a un avversario, un nemico, una sposa. Intendo incontrare l’altro, più o meno a metà strada.

…..Più o meno a metà strada e magari con un sorriso.