È un ‘oggetto scomodo, ci impedisce di respirare bene, fa appannare gli occhiali, se di qualità scadente ha un odore fastidioso. E soprattutto impedisce di parlare con le smorfie ed il sorriso, obbliga ad una comunicazione di sottecchi, verbale e rarefatta.

La risata diventa poco praticabile, perché fa condensa, per non parlare dell’impiccio se hai il raffreddore o la tosse, quelle normali, non covid.

Insomma, non dico che vivere con la mascherina sarà un incubo, ma si avvicinerà a qualcosa di molto fastidioso. E pensate alla fatica di mangiare un gelato per strada o di trangugiare un pezzo di focaccia calda fuori dal forno, di bere un aperitivo o di fumare. Faticheremo a farci l’abitudine perché abbiamo bisogno di aria, di ridere, di mangiare per strada passeggiando, di metterci il rossetto, di guardare gli altri ridere e parlare.

E’ vero che con la mascherina parleremo di più con gli sguardi, che risalteranno gli occhi, che i difetti saranno meno visibili e che alla fine sarà un altro accessorio griffato e personalizzato che ci permetterà di differenziarci dagli altri, ma una realtà non la possiamo alterare con le parole. La mascherina è una grande noia.

Fino ad ora la abbiamo accettata di buon grado perché la nostra vita è stata ridotta, ristretta, tagliata della socialità di cui ci nutriamo. Ma la riapertura, il caldo, l’estate ci metterà di fronte a quanto costosa sarà la scelta di indossare una mascherina.

Perché questo indumento leggero ed esotico, utilizzato fino ad ora da cinesi e coreani in pellegrinaggio all’Outlet di Serravalle, sarà una scelta sociale.
La mascherina, da vago messaggio di allarme che denota una persona malata, fragile o ossessiva diventa un vero e proprio impegno sociale, il modo di proteggere gli altri da noi, un comportamento che attiva una protezione di gruppo.

Indossare la mascherina diventerà un gesto di cortesia, una forma nuova di galateo, un modo nuovo di dire buongiorno quando ci si saluta, di dire grazie o prego.

La mascherina è un simbolo di una rivoluzione che stiamo vivendo, una rivoluzione che non si sa quanto possa durare (per inciso le rivoluzioni lasciano segni, ma non durano in eterno) ed è la rivoluzione dei rapporti sociali e umani. Di nuovo, a distanza di meno di 40 anni, dopo l’AIDS, le relazioni tornano ad essere pericolose. Allora ciò che era pericoloso era la sessualità libera e promiscua, oggi la socialità senza adeguate protezioni.

Di nuovo a meno di 20 anni dalle TwinTowers le nostre abitudini vengono rivoluzionate. D’improvviso scopriamo che il nostro mondo occidentale ricco e opulento non piace a tutti e che viaggiare per il mondo può essere pericoloso. Questi eventi epocali hanno innescato reazioni legittime e corrette, ma l’effetto sui comportamenti e sul modo di stare assieme delle persone è stato potente.

Lo slogan di questo periodo sembra essere Vicini ma distanti , ma può reggere? Il contatto ha una memoria e la nostra memoria si basa sull’esperienza e sui contatti. Come faremo con meno contatti, la nostra memoria dovrà mutare, avremo bisogno di altri appigli per segnare le nostre relazioni. Ma ciò che sarà più difficile sarà la distanza. Lì credo che non ce la faremo. Non ce la faremo a non darci la mano quando ci salutiamo, a non abbracciarci, a non starci vicini.

Distanziamento

Stare lontani, non toccarsi, non abbracciarsi, non darsi la mano. Culturalmente siamo poco propensi, abbiamo sviluppato una serie di segni fisici, il sorriso (mostrare i denti), darsi la mano (che evita il pugno) per affermare di essere amichevoli e non aggressivi, segni che sono divenuti abitudini e anche fonte di piacere e rassicurazione. Alcuni hanno una modalità relazionale fisica, prediligono la vicinanza, il contatto che rassicura sulla presenza dell’altro, sull’attenzione che l’altro ci dedica.

In questa fase dobbiamo prediligere la distanza, imparare a cogliere altri segnali della presenza dell’altro, a rassicurarci in una maniera differente.

Sembra la sconfitta del corpo, il corpo che diventa il veicolo del contagio, la relazione che diventa pericolosa. Essere espansivi che diventa un fattore di rischio.

La mascherina e il distanziamento sociale sono un atto di altruismo. E come ogni atto di altruismo ci costerà impegno e determinazione. Fino a che sarà necessario.