
Con #lineagialla provo a raccontare un romanzo che mi è piaciuto. Maigret in Olanda, è un romanzo del 1931. Se fosse un film, sarebbe un bianco e nero seppiato, che sente il tempo, ma la forza della scrittura, solida e essenziale, lo rende godibilissimo ancora oggi.
Ambiente tranquillo e brumoso, una cittadina laboriosa e curiosa, aperta ai commerci e al sapere ma anche orgogliosa delle proprie tradizioni e della propria borghese rigidità.
Un omicidio inspiegabile che avviene in una casa di persone in vista e per bene. Un uomo, Conrad Popinga, viene ucciso mentre rientra a casa sua in bicicletta. Un professore francese, esperto di criminologia, ospite della casa, è sospettato.
Maigret è inviato in Olanda, tra i canali di Delft, per indagare informalmente e supportare la polizia del posto.
In pochi giorni, seguendo il suo metodo fatto di sensazioni e di intuito, Maigret comprende l’ambiente in cui è maturato l’omicidio e scopre le carte del colpevole. Ma è una verità scomoda, che la polizia olandese fatica ad accettare poiché sovverte l’ordine morale. Maigret sa guardare gli uomini e le donne, sa vedere le loro passioni e le loro debolezze, non fa calcoli e sconti, sa che l’emozione muove l’azione e sa guardare le donne. Sa emozionarsi, davanti alle donne. Perché le donne in questa storia sono centrali. Sarebbe preferibile un’altra verità per quel mondo. Ma Maigret insiste, cocciuto e solitario come sempre, e vince.
La verità rende migliore il mondo? Nello scontro tra il metodo francese e quello olandese, tra Maigret e il suo omologo, tra la ricerca del vero e del socialmente giusto, Maigret sbaraglia l’avversario, lo annichilisce senza fatica. Ma quale risultato ottiene? Alla fine nessuno è più felice, nessuno sfugge al proprio destino drammatico o mediocre. Una società ordinata e irrigidita nei modi e nel conformismo può riuscire a garantire un benessere che dura. Anche l’individuo senza qualità, un Conrad Popinga qualsiasi, può viverci e dare il proprio contributo. Le passioni vengono vissute e represse perché non devono arrivare ad alterare il bene comune.
Maigret irrompe a cercare la verità. Incurante dell’ordine si occupa degli individui e di ciò che muove gli individui: della passione, della gelosia, del sesso, della noia.

La modernità di Maigret è nel portare alle estreme conseguenze l’individuo. Non c’è etica, non c’è finalità, non c’è bilancio tra il giusto e l’utile. Maigret non si chiede a cosa serva la verità. La ricerca della verità, il comprendere, lo svelare è la sua passione, la soluzione dell’enigma è la sua aria. Risponde al suo istinto, come gli altri. Non mette le cose a posto. Non gli interessa mettere a posto. Dopo il suo passaggio nulla sarà più come prima, la verità quando arriva, spazza e disordina. Maigret porta il dramma alle estreme conseguenze, esiste per far crollare le convenzioni, per rompere gli schemi sociali che proteggono l’uomo dalle sue passioni e la società dalle passioni dell’uomo. Maigret solleva il velo. Mettendosi al posto della vittima, anche fisicamente, respirando l’aria e gli ambienti dell’assassino, rivive la loro vita, la comprende e la svela. E così facendo svela le contraddizioni del mondo, la finzione nella quale i personaggi si ostinano a vivere.
Ma il rivoluzionario Maigret ha un avversario in questa storia. Chi è il vero avversario di Maigret nel romanzo? L’ispettore olandese o il professore francese? Il poliziotto olandese lo lascia fare, ammirato e impotente lo osserva, cerca di imparare; il professore francese lo ostacola, lo punzecchia, fin dall’inizio è portatore di una visione diversa, orientata non tanto a discolparsi, ma a discolpare l’assassino. Il professore è esponente di una visione sociologica del criminale come frutto del disagio sociale e familiare, della povertà e di una infanzia difficile. Maigret ottusamente avversa tutto ciò. Maigret sa che il male è dentro di noi, dentro ognuno di noi. Maigret sa che il male non è altro che una passione che prende una strada sbagliata e diventa distruttiva, sa che anche Amy, la cognata di Conrad, bruttina e altera, può essere donna di passioni intensissime, di amore e di odio, e può essere capace di azioni tremende, come uccidere il bel marito della sorella, farfallone e inaffidabile, e poi lei stessa.
Maigret sa che le passioni possono condurre ad una spirale drammatica senza un fine e senza un senso, che possiamo solo guardare con dolore e rabbia, o provare a dimenticare, distogliendo lo sguardo.
Maigret in Olanda è solo, gettato in un contesto nuovo, che conosce poco, di cui conosce appena la cultura e per nulla la lingua. Non vuole piacere né sedurre. Ha il suo compito, che non è solo cercare un colpevole, ma mettere a nudo le contraddizioni e le finzioni che reggono quel mondo. Non può farne a meno. Lo deve fare per se stesso, ma quasi di più per la vittima.
Al contrario del professore che tende a vedere nel criminale la vittima della società, Maigret vede in Conrad la vittima non solo dell’odio della cognata, ma anche di una società perbenista e repressiva, intrisa di valori religiosi e borghesi.
Maigret è l’unico che non conosce Conrad, ma è quello che lo ha capito meglio, che più da vicino lo comprende e, alla fine, lo assolve per tutte le sue scappatelle, per la sua necessità di evadere rimanendo adeguato.
Un uomo che desidera tutte le donne, commette piccole imprudenze, ruba un bacio, una carezza, ma tiene innanzitutto alla propria sicurezza. E’ stato capitano di lungo corso. Ha conosciuto il piacere degli scali senza domani. Ma è un funzionario di sua maestà e ci tiene al suo posto come tiene alla sua famiglia, alla sua casa, a sua moglie. E’ un compromesso di voglie e di rinunce, di sregolatezza e ragionevolezza.
Maigret assolve la vittima, ma non l’assassino.
https://it.wikipedia.org/wiki/Un_delitto_in_Olanda